1 dicembre: giornata mondiale contro HIV

Sono gli stereotipi il bersaglio della campagna lanciata dall’Osservatorio aids insieme a Friends of the global fund Europe, all’Associazione italiana donne per lo sviluppo e Bluestocking, riguardo a tre malattie molto note ma dimenticate, soprattutto nei paesi più sviluppati dove sono meno visibili. Aids, tubercolosi e malaria  restano tra le maggiori cause di morte per gli esseri umani, soprattutto in alcune regioni del mondo.

I rapporti dell’Organizzazione mondiale della sanità segnalano che, nonostante il dato globale sia in miglioramento, dal 2015 a oggi i numeri hanno cominciato a diminuire con minore rapidità, e in alcune zone del mondo si è addirittura registrato qualche incremento.

I casi di malaria nel 2017 sono stati 219 milioni, quando nel 2016 erano 217 (ma 239 milioni nel 2010), con 435mila morti. Il 92 per cento dei casi si registra in Africa (circa 200 milioni).
La tubercolosi nel 2017 ha ucciso 1,6 milioni di persone, di cui 300mila avevano contratto anche l’hiv. La combinazione tra tbc e sindrome da immunodeficienza è particolarmente letale, e per questo l’Oms incoraggia attività di contrasto congiunte.

Gli ultimi dati disponibili sulla diffusione dell’hiv dicono che il virus continua a essere una delle principali preoccupazioni sanitarie nel mondo.
I nuovi casi nel 2017 sono stati circa 1,8 milioni, quasi la metà rispetto al 1996. L’Africa resta l’area del mondo più colpita, con 25,7 milioni di persone affette da hiv e oltre due terzi del totale delle nuove infezioni. Il 47 per cento dei nuovi casi di aids si verifica tra persone che appartengono a minoranze sessuali, tossicodipendenti che si iniettano droga, sex workers o detenuti, oltre ovviamente ai loro partner sessuali. “Queste sono anche categorie di persone che spesso subiscono discriminazioni il che le ostacola ulteriormente nell’accesso ai programmi di cura e prevenzione”, commenta Stefania Burbo dell’Osservatorio aids.
Nel caso dell’hiv, dove lo stigma sociale è stato sempre alto, il legame tra rischio medico e discriminazione è forte anche sotto altri punti di vista. Per esempio, una delle cause per cui molte donne, in Africa e non solo, contraggono l’hiv è la violenza sessuale, e il trauma è uno dei motivi per cui non si sottopongono ai test. “Questo accade spesso anche per le donne incinte, che non fanno il test per evitare che i figli subiscano discriminazioni. In realtà da molti anni le cure permettono anche alle donne con hiv di partorire figli sani, se il virus è preso in tempo. Anche in Italia stanno aumentando i casi di persone con aids conclamato, il che è indice del fatto che manca la consapevolezza del rischio”, continua Burbo.

 Il Fondo globale per la lotta all’aids, alla tubercolosi e alla malaria è nato nel 2002 proprio a partire da questa consapevolezza. Da allora ha raccolto circa quattro miliardi di dollari ogni anno per realizzare l’obiettivo fissato dalle Nazioni Unite di bloccare le epidemie delle tre malattie entro il 2030. L’Italia ha partecipato alla creazione del Fondo globale e nell’ultimo triennio ha contribuito con 140 milioni di euro e a ottobre 2019 dovrà stabilire l’entità del suo contributo per il triennio 2020-2022. La speranza di Stefania Burbo e degli altri organizzatori della campagna è che il nostro paese confermi o incrementi l’impegno.

Fonti: https://www.internazionale.it

Print Friendly, PDF & Email

No comments.

Leave a Reply