10 candele per la Giustizia Internazionale

Fonte: Magazine WIRE di Amnesty International- n. 42 luglio/agosto

La giustizia per le vittime di alcuni dei più gravi crimini ha fatto tanta strada nel primo decennio della fondazione della Corte Penale Internazionale.

Jonathan O’ Donohue, consigliere legale per Amnesty International riflette sulle vittorie e sui trionfi ottenuti dalla corte fino ad ora  e mappa le sfide a venire.

Abbiamo molto da festeggiare per il decimo anniversario della Corte Penale Internazionale (International Criminal Court – ICC), 1 luglio 2012.
La sua esistenza ha dato molta speranza alla giustizia per le vittime di crimini di guerra, genocidio e crimini contro umanità, e anche ai loro familiari.
In fatti, i potenziali autori di questi crimini ora dovrebbero pensarci due volte perché possono essere ritenuti responsabili delle loro azioni. La campagna Kony 2012 dell’aprile 2012 ha chiesto l’arresto di Joseph Kony per le accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La reazione massiccia del pubblico che si è ottenuto, ha dimostrato come l’ICC é riconosciuta e rispettata a livello mondiale.

Il 14 marzo 2012, l’ICC ha emesso il suo primo giudizio, con l’accusa a Thomas Lubanga di aver addestrato e usato bambini soldato nella Repubblica Democratica del Congo (DRC).
La Corte sta indagando e tentando di perseguire i crimini commessi nella Repubblica Centrale Africana, Costa d’Avorio, DRC, Kenya, Libia, la regione del Dafur nel Sudan e Uganda. Sta anche considerando la possibilità di avviare nuove indagini per i presunti crimini in paesi tra cui Afghanistan, Colombia, Georgia, Honduras e Nigeria.

Amnesty International ha cominciato a fare lobbing in favore dell’ICC nel 1994. La Statuto di Roma, che definisce la Corte e le sue funzioni, è stato adottato nel luglio 1998. Allora i nostri membri, insieme a miglia di altre organizzazioni, ha spinto per la ratifica, o la firma, dei primi 60 governi. Questo era l’obiettivo che avrebbe portato alla nascita dell’ICC. Abbiamo raggiunto il nostro target in solo quattro anni. Nel 2002 l’ICC è diventato una realtà. Oggi, 121 stati hanno ratificato lo Statuto di Roma.

Ma ci sono sfide impegnative da affrontare. I crimini sotto la giurisdizione della Corte sono continuati anche in tanti paesi che  l’hanno firmata. L’ICC dovrebbe essere capace di rispondere ai crimini commessi ovunque nel mondo. Ma questo è molto difficile, principalmente perché l’ICC è fortemente sotto finanziata. Il focus del l’ICC sull’Africa ha anche sollevato polemiche sulla sua imparzialità. Indagini per i crimini commessi in sei paesi su sette in Africa erano infatti iniziati dai governi dei quei stessi paesi o dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nonostante questo, rimane la domanda: perché l’ICC non ha ancora agito in Afghanistan, Colombia, Georgia o Honduras?

Corte Penale Internationale 10imo anniversarioTanti crimini sono anche commessi in paesi che non hanno firmato l’ICC. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU può riferire tali crimini alla Procura dell’ICC ma è stato politicamente selettivo nell’usare questo potere, riferendo Darfur e Libia all’ICC ma non ancora la Siria, per esempio.

Delle 17 persone che sono soggetti agli avvisi di arresto dell’ICC, solo sei sono stati arrestati e sottoposti alla Corte. Il presidente sudanese Omar al Bashir, per esempio, è stato accusato di genocidio, crimini contro umanità, e crimini di guerra in Darfur. Nonostante queste accuse ha ottenuto permesso di visitare diversi paesi senza essere arrestato. L’ICC dipende dalle autorità nazionali nel seguire i loro obblighi di arrestare persone sospetate. Ma molti ancora scelgono di non farlo.

La Corte affronta anche le sfide interne alla sua organizzazione. La sua strategia di azione penale limita severamente il numero e lo scopo dei casi che può seguire, sollevando così alcuni problemi. Per esempio, il Procuratore è stato criticato per aver fallito nell’investigare pienamente altre gravi accuse nel caso Lubanga, incluso crimini di violenza sessuale in DRC. Questo approccio ha anche impedito a molte delle vittime di ottenere accesso alla giustizia prima dell’ICC.

La Corte non può mai gestire ogni singolo crimine in una situazione dove i crimini sono stati commessi su larga scala, come nel DRC. Ma è comunque importante che indaghi sulle accuse in un modo che rifletta il modo complessivo in cui i crimini vengono commessi.

Amnesty International sta lavorando con l’ICC, governi e i partners per affrontare queste sfide. Attraverso la nostra Campagna per la Giustizia Internazionale stiamo spingendo in modo che ancora più stati ratifichino lo Statuto di Roma. Stiamo facendo lobby verso i governi finché finanzino adeguatamente l’ICC e arrestino i sospettati. Stiamo chiedendo al Consiglio di Sicurezza di riferire  al Procuratore altri crimini, incluso quelli in Siria. E stiamo fornendo input su come l’ICC potrebbe migliorare la sua strategia di prosecuzione e ottenere significativa giustizia per le vittime.

Ora, in seguito alla sua sentenza, l’ICC per la prima volta sta considerando se ordinare la riparazione alle vittime, con lo scopo di alleviare la loro sofferenza e aiutare a ricostituire le loro vite.
Questo potrebbe fare una vera differenza per le persone che hanno subito crimini terribili. Ma ha bisogno di un approccio attento per evitare di delude la gente e le comunità. Lubanga è senza un soldo perciò qualsiasi ricompensa alle sue vittime dovrebbe essere pagata attraverso il fondo per vittime dell’ICC.

Per rendere possibile la riparazione alle vittime, il fondo ha bisogno dei donazioni regolari da governi e individui. Per commemorare il decimo anniversario del l’ICC, Amnesty International fa un appello ai governi di fare donazioni regolari al Fondo per le Vittime (the Trust Fund for Victims).

Visitate il sito: www.trustfundforvictims.org

Traduzione di Mary O’ Connor

Fonte: Wire
“Wire is Amnesty International’s magazine for anyone who cares about human rights. Keep up to date with current research, find out about Worldwide Appeals and most importantly, take action.”

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