#2annisenzaGiulio

Ho riconosciuto Giulio solo dalla punta del naso. Quello che è successo non è un caso isolato” – Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni.

veritàGiulio Regeni era un cittadino italiano e uno studente di dottorato presso l’Università di Cambridge, oggi avrebbe avuto 30 anni.

Regeni si era iscritto come visiting scholar all’American University al Cairo e aveva trovato una stanza a Dokki, un quartiere soffocato dal traffico tra le Piramidi e il Nilo, dove divideva un appartamento con altri due giovani. Regeni presto divenne amico di scrittori e artisti e praticò il suo arabo ad Abou Tarek, un emporio a quattro piani che è il punto più famoso del Cairo per il koshary, il piatto tradizionale egiziano di riso, lenticchie e pasta.

Regeni era imperterrito. Abile in cinque lingue, era insaziabilmente curioso, fiero della sua capacità di navigare in culture diverse e amava la vita di strada indisciplinata del Cairo.

Eppure Regeni era anche consapevole dei pericoli del Cairo. Tra le promesse più inebrianti della Primavera araba in Egitto c’era la speranza che il detestato apparato di sicurezza dello stato sarebbe stato smantellato ma, mentre il paese scivolava nel disordine post-rivoluzione, i discorsi sulle riforme andavano persi. Dopo che il generale al-Sisi è salito al potere, nel 2013 è diventato chiaro che poco sarebbe cambiato.

Proprio il 25 gennaio 2016, in un clima di forte tensione per il quinto anniversario dall’inizio delle proteste che portarono alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak, Giulio Regeni è scomparso.

Il suo corpo, martoriato dalle torture, è stato ritrovato il 3 febbraio, in un fosso ai bordi dell’autostrada che dal Cairo porta ad Alessandria.

La brutale uccisione di Giulio Regeni ha scioccato il mondo, ma ha anche acceso i riflettori sul metodo delle sparizioni forzate praticato in maniera sistematica in Egitto. Una strategia mirata e spietata diretta dall’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) che si rende responsabile di rapimenti, torture e sparizioni forzate nel tentativo di incutere paura agli oppositori e spazzare via il dissenso pacifico.

Amnesty International ha denunciato questa pratica in un drammatico rapporto uscito a luglio 2016, mettendo in luce una scia senza precedenti di sparizioni forzate dai primi mesi del 2015.

Il rapporto, intitolato “Egitto: ‘Tu ufficialmente non esisti’. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo”, rivela una pratica sistematica che ha colpito centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi 14enni, spariti nelle mani dello stato senza lasciare traccia.

Il 25 gennaio 2016 il nome di Giulio Regeni si aggiungeva a quelli dei tanti egiziani e delle tante egiziane vittime di sparizione forzata. Pochi giorni dopo, il 3 febbraio, il nome del ricercatore italiano si aggiungeva al lungo elenco delle persone torturate a morte in Egitto.

#2annisenzaSono trascorsi due anni da quel 25 gennaio e ancora le autorità egiziane si ostinano a non rivelare i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni.

Quella verità la deve fornire il governo egiziano ed è responsabilità di quello italiano chiederla con forza.

In questo secondo anniversario di lutto e di domande che la famiglia Regeni continua a fare senza ottenere risposte, è fondamentale non consegnare Giulio Regeni alla memoria e alla commemorazione.

mappaPer questo motivo alle 19.41 del 25 gennaio nelle piazze italiane mille candele saranno pronte ad accendersi per ricordare il “giallo Giulio”.

Inoltre, è prevista una mobilitazione sui social attraverso l’utilizzo dell’hashtag #2annisenzaGiulio su Twitter, Facebook e Instagram.

La campagna nazionale di Amnesty International per la ricerca della verità ancora oggi va avanti e non ha intenzione di fermarsi. Firma anche tu l’appello rivolto al presidente al-Sisi e chiedigli di avviare un’indagine approfondita e indipendente sull’omicidio di Giulio Regeni per assicurare i responsabili alla giustizia.

 

 


Mi chiamo Chiara, mi piacciono i girasoli e il pane con la marmellata. Sono curiosa di natura e per questo i temi dei miei articoli variano continuamente. Ho la passione per la scrittura e per i social network perché credo che il sistema di comunicazione moderno sia un potente strumento che dovrebbe stimolarci, in quanto esso si ispira a due principi che ritengo fondamentali: il principio di elaborazione critica e il principio dell’autodeterminazione dei popoli. Principi che voglio, così, contribuire a tutelare.

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