70 anni di Diritti Umani

dichiarazione universale dei diritti umaniCara Dichiarazione universale dei diritti umani,

ti scrivo per unirmi alle tante persone che in questi giorni hanno voluto festeggiare i tuoi settant’anni, chi con un pensiero, chi con un minuto di silenzio, una performance artistica, una fiaccolata, come quella promossa da Amnesty International Italia insieme a ActionAid, Caritas, Emergency e Oxfam, in tante piazze italiane.

Ogni giorno, da 70 anni, ci sono persone che con tanto impegno ti proteggono e ti fanno crescere, a discapito della loro vita o della loro libertà. Da quando sei nata a Parigi, al Palais de Chaillot, il 10 dicembre 1948, in molti, credendo nei diritti di cui ti costituisci, sono morti, sono stati incarcerati, torturati, zittiti, o tacciati di buonismo.

Sei passata attraverso importanti cambiamenti geopolitici, guerre, fame, epidemie e purtroppo, per centinaia di milioni di persone non sei tu il lasciapassare per una vita migliore.

Per darti solo una piccola fotografia di quanto poco ancora tu sia tenuta in considerazione, basta leggere i numeri dell’ultimo Rapporto annuale, stilato da Amnesty International (La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019, edito da Infinito Edizioni).

In Colombia, in media ogni tre giorni viene ucciso un attivista dei diritti umani, e in paesi come Egitto e Arabia Saudita, i difensori dei diritti umani subiscono limitazioni della loro libertà, vengono perseguitati o incarcerati senza accusa né processo.

La condizione delle donne, poi, soffre ancora una forte diseguaglianza. Nel mondo il divario salariale di genere è del 23%, il 60% delle lavoratrici, circa 750 milioni di donne, non ha diritto al congedo di maternità, il 40% delle donne in età fertile vive in paesi in cui l’aborto è ancora soggetto a gravi restrizioni e 225 milioni di donne non hanno accesso a metodi contraccettivi. Pensa poi che soltanto un terzo dei paesi dell’Unione europea riconosce che un rapporto sessuale senza consenso equivale a uno stupro. Ma come stupirsi di tutto questo, visto che solo il 17% di tutti i capi di stato o di governo e il 23% dei parlamentari nel mondo sono donne?

Non va meglio per le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Nonostante molte conquiste, vi sono ancora 71 paesi nel mondo che considerano l’omosessualità un reato. E non credere che le cose vadano male solo nei paesi cosiddetti arretrati. Gli insulti, i pestaggi, la discriminazione di genere, nella progredita Europa, sono all’ordine del giorno, c’è chi tuona contro il complotto gender, chi afferma che le famiglie gay non esistono e che essere omosessuali sia una malattia.

Lo so, cara Dichiarazione, pensi di aver già sentito abbastanza, ma non ho finito, la lista è lunga, così come quella di guerre e conflitti, alcuni sotto i riflettori intermittenti dei media, altri totalmente dimenticati, ma nessuno di questi che scuota davvero la società civile, assediata dalla paura.

Le crisi economiche, poi, non hanno fatto altro che affievolire il tuo peso, facendo risultare quasi farneticante la convinzione che la salvaguardia del diritto di ognuno equivalga a quella del diritto di tutti.

diritti umaniMa quale diritto di tutti se ci siamo inventanti i migranti di serie A e quelli di serie B? Pensa, ci siamo messi a giocare a una strana selezione. Distinguiamo tra chi scappa da guerre e persecuzioni e chi da problemi economici, come se morire sotto una bomba o di fame facesse differenza. La paura dell’altro lascia morire in mare i disperati che cercano rifugio, erge muri, condanna per delitti di solidarietà coloro che pensano che aiutare sia un dovere.

Cara Dichiarazione, come vedi, nonostante molte conquiste continui a essere scomoda, e ognuno ti tira per il bavero e ti interpreta e ti manipola a suo piacimento. Ci sono piazze che mentre si fanno paladine del cristianesimo, leggono come provocazione un cartello con la scritta “Ama il prossimo tuo” (è quanto avvenuto a Roma, alla manifestazione indetta dalla Lega, la scorsa settimana), e chi nulla fa per assicurare ai bambini il diritto all’infanzia, troppo intenti a condannare l’amore di due mamme o due papà.

Cara Dichiarazione, questi 70 anni, sono solo i primi e spente le candeline ed esaurite le parole di celebrazione, necessarie ma che rischiano di relegarti a vuoto cimelio, rimane solo la consapevolezza che non ti si può mai dare per scontata.

Non sei un semplice traguardo e vorrei che un giorno diventassi l’unico passaporto di tutti.

 

Micol Barba

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