Alan Kurdi: più di 60 vite umane ancora in mare

af565b5cd9_64133691Risale a mercoledì scorso il salvataggio del gommone proveniente dalla coste libiche con a bordo circa 64 migranti. A largo di Zuwaeah, l’Ong tedesca Sea Eye si è attivata in soccorso all’imbarcazione, trasportando tutti e 64 i  migranti a bordo della nave Alan Kurdi.

La nave è poi arrivata al di fuori delle acque italiane, a poche miglia da Lampedusa, dove è stata costretta a fermare la sua corsa. Il Viminale ha infatti negato l’entrata in acque italiane, escludendo la possibilità di dare un approdo sicuro e veloce all’imbarcazione.

Due approcci diversi e totalmente contrapposti, quelli dei due paesi chiamati in causa questa volta. “Non abbiamo coordinato noi le operazioni, vadano ad Amburgo”, ha commentato ieri il ministro degli Interni Matteo Salvini. “La Germania è disposta a dare il suo contributo nell’accoglienza, anche nel caso delle 64 persone della nave Alan Kurdi” ha ribattuto il portavoce del ministero dell’Interno tedesco.

Insieme i due paesi hanno poi invocato l’aiuto della Commissione Ue, richiedendo di coordinare la situazione d’estrema emergenza. I forti venti e la consequenziale alta marea, rendendo assolutamente essenziale ed imminente l’approdo della nave in un porto sicuro.

Dal canto suo la Commissione si è detta pronta ad intervenire, richiedendo in primo luogo ai due stati membri la realizzazione di una “cabina di coordinamento per muoversi insieme”.

«Questo evento mostra quanto sia urgente avere soluzioni prevedibili sullo sbarco dei migranti» – conclude Bruxelles.

Ancora una volta uomini, donne e bambini in mare.

Ancora il governo italiano respinge il grido di aiuto di vite umane in pericolo.

Ancora una volta la politica sembra aver la precedenza sull’umanità.

Credit Image: Fabian Heinz/Sea-eye.org

La redazione

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