Amnesty International incontra i bambini

ai bamIl progetto, rivolto alla scuola primaria e curato dal Servizio Edu, è stato sviluppato in collaborazione con il Centro Filippo Buonarotti e l’Anpi Pratocentenaro nei mesi di gennaio e febbraio 2016. Il primo incontro con questi giovanissimi studenti è avvenuto presso la scuola Pirelli in via Goffredo da Bussero a Milano, nelle classi prime e seconde. Altri incontri sono seguiti nella scuola primaria Calvino in via Frigia, nelle classi quarte e quinte.

Non è la prima volta che i nostri interventi sono rivolti a bambini tanto piccoli, eppure ogni volta ci accompagna un’insolita emozione, sostenuta dal dubbio che sia troppo presto per lasciare un segno tangibile in queste giovani menti. Ma sono i bambini stessi che, con le loro osservazioni e le loro domande, ci tranquillizzano e ci confermano che la nostra presenza li coinvolge insieme alle loro insegnanti. A volte potrà capitare di comunicare soltanto una sensazione o un’emozione. È sufficiente, e a volte è già abbastanza difficile questo.

Per introdurre il concetto di diritto – da non confondere con capriccio – è molto utile il gioco della “Casetta dei Diritti”, che piace molto ai bambini perché permette a ciascuno di loro di rappresentare un diritto indispensabile per sopravvivere e vivere sani e felici. Molti dei diritti che i bambini riescono a evidenziare sono gli stessi contenuti nella Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia. E quando tutti i “loro diritti” sono letti e commentati insieme, è bello discutere con loro quando sostengono, per esempio, che “il frigorifero è un diritto perché, se non l’hai, tutto marcisce e poi lo devi buttare”.

Con il gioco del “Bastone parlante” i bambini svolgono invece un’attività di condivisione che li aiuta a sviluppare capacità di ascolto e di espressione. Riflettendo su se stessi esprimono spesso desideri nascosti, come quando un bellissimo bambino pieno di riccioli neri riesce a dire: “Vorrei ritornare in Egitto”, o una piccola bimba molto riservata: “Vorrei essere meno timida”, o un altro ancora, che già ascolta il mondo attorno a lui: “Vorrei che non ci fossero le guerre”.ai bam2

Il gioco è sempre alla base delle nostre attività che possono riguardare la diversità, le somiglianze e le differenze fra le persone. È tramite il gioco che richiamiamo l’attenzione sull’importanza del vivere insieme in spirito di solidarietà e sul concetto che bisogna trattare le altre persone come noi vorremmo che esse trattassero noi. Alcune attività mirano a sviluppare la capacità di ascolto. Tutte rafforzano la fiducia reciproca e contribuiscono a creare nella classe un clima di responsabilità e rispetto per i diritti altrui.

Non possiamo sapere oggi in quale misura incideranno i nostri contatti su queste giovani generazioni e quali segni tangibili lasceranno in loro, sappiamo però che la personalità di ognuno di noi è la conseguenza di ciò che abbiamo vissuto nell’infanzia.

Franca Fabbri
(Servizio Edu)

 

 

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Ho insegnato per 30 anni nella Scuola Elementare partecipando a molti scambi con insegnanti di altri Paesi fra cui l’Inghilterra, la Scozia, l’Irlanda, il Galles e l’Alaska: i viaggi di cui scrivo sono proprio legati a esperienze di scambio con insegnanti di lingua inglese. Interessata alla cultura di altri Paesi, ho visitato Cile, Birmania, Yemen, Giordania, Palestina, Israele, Cuba, Egitto, Marocco. Ho sempre amato scrivere e uno dei miei racconti ha vinto il premio letterario nazionale “Nicholas Green”nel 1998. Ho curato tre libri scritti da pazienti dell’Istituto Oncologico Europeo di Milano (IEO) dove ho lavorato come volontaria per 12 anni. Mi sono anche occupata di giovani affetti da tossicodipendenza. Dal 1982 faccio parte di Amnesty e dal 1997 del Gruppo 004 di Milano. Lavoro nel servizio EDU che mi ha permesso di portare fra i bambini il messaggio di Amnesty, convinta che esso debba essere trasmesso al più presto possibile.

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