Attori e protagonisti “trasparenti” della guerra civile siriana

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Kobane, a border town in northern Syria, was the scene of some of the fiercest fighting in the Syrian civil war. It was liberated from Daesh militants in January, 2015, but the city of nearly 300,000 was left in ruins. (Yasin Akgul/Afp/Getty Images).

In una guerra civile, diversi sono gli attori e gli interessi coinvolti. Senza dover tirare giù dagli scaffali e aprire i vecchi libri di storia, è sufficiente collegarsi a internet o a qualche account social da un pc, uno smartphone o un tablet per rendersene conto. È il potere della comunicazione nell’era del web 3.0. Una comunicazione fatta di luci e ombre, che produce e trasmette una quantità sconfinata di informazioni ma che spesso, per la teoria dei grandi numeri, induce a fare selezione, a distrarsi, alle volte a dare per scontate e ad archiviare queste informazioni. A non fermarsi a riflettere qualche secondo in più.

In Siria, la guerra civile scoppia ufficialmente nel 2011. Da subito iniziano a delinearsi i contorni degli attori che vi prenderanno parte (e i loro interessi). C’è il regime di Assad, ci sono i ribelli “moderati” (FSA, le milizie curde e islamiste) e i ribelli dell’Isis (Daesh) dal 2014. Sul piano internazionale, ci sono la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan e ci sono le potenze occidentali, portatrici di istanze democratiche ma senza reali interessi propri, diversamente dalle prime due.

In questo groviglio di attori e di interessi però, manca ancora qualcuno. L’opinione pubblica mondiale, che proprio grazie al potere della comunicazione moderna riceve in diretta aggiornamenti e notizie costanti sul conflitto e che, nonostante tutto, conserva ancora un naturale ascendente potenziale sui propri rappresentanti e dirigenti politici. Ma soprattutto, manca l’attore principale di questa (come di ogni altra) guerra civile. La popolazione siriana. I volti di tutti quei bambini e bambini, anziani e anziane, donne e uomini che sono nati e vivono in quei territori. Sono tanti, milioni, i civili siriani. E sono loro i veri protagonisti, nonostante i loro contorni siano quasi impercettibili. Li si vede sullo sfondo, sempre presenti, ma trasparenti.

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Jordi Bernabeu Farrús, via Flickr (CC BY 2.0).

Anche quando – come è capitato ad Aleppo alla fine dell’anno scorso – riescono a far sentire la propria voce, a marcare un poco di più i propri contorni e a informare la comunità internazionale, quell’opinione pubblica mondiale, che ci sono anche loro, soprattutto loro, tra gli attori coinvolti, restano ben presto avvolti nelle ombre della comunicazione moderna, così potente, così vasta, veloce e così incline all’archiviazione nel dimenticatoio della memoria umana.

Amnesty International più volte ha denunciato la violazione di diritti umani nella guerra civile siriana attraverso il ricorso a bombardamenti indiscriminati, torture sistematiche, privazioni drastiche di cure mediche e beni di sussistenza primaria, ripetute uccisioni e sparizioni di massa. Sul piatto della bilancia però, le denunce, gli appelli di solidarietà e di aiuti umanitari, le rivendicazioni di tali diritti “umani” (e dunque di tutti), di libertà e di dignità umana, pesano sempre meno degli interessi politici ed economici degli attori più potenti. La “retorica dell’odio”, così viene definita nell’ultimo Rapporto di Amnesty International sui diritti umani, si sta affermando sempre più prepotentemente e sta contaminando ogni livello della comunicazione e della coscienza collettiva, dai vertici alle masse.

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Kurdish Syrian girls are pictured among destroyed buildings in the Syrian Kurdish town of Kobane, also known as Ain al-Arab, on March 22, 2015 (Afp Photo/Yasin Akgul).

Forse allora, alla luce di tutto ciò, verrebbe da domandarsi se, laddove non arriva la volontà politica internazionale, non possa arrivare la volontà di chi tutto questo lo vive a distanza, da un pc, uno smartphone, un tablet o un account social. L’opinione pubblica mondiale. Senza archiviare o fare selezione subito, scandalizzandosi giusto il tempo di un click, ma continuando a informarsi, ad ascoltare queste voci, a cercare sullo sfondo questi volti, soffermandosi a riflettere qualche secondo in più. A spingersi oltre per ricevere notizie che ormai non hanno più confini, sfruttando al meglio le luci e il potere della comunicazione moderna e concretizzando il proprio naturale ascendente potenziale, per non lasciare che i contorni di questi protagonisti “trasparenti”, innocenti e sfortunati, sbiadiscano totalmente.

Francesca Manenti

 

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Francesca Manenti 

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