Bangladesh: la pena di morte non vendicherà le vittime della Guerra di Indipendenza

Quader-MollaArrestedLa sentenza di pena di morte, emessa in Bangladesh contro un  politico, accusato di crimini di guerra, non porterà giustizia verso le vittime della Guerra di Indipendenza.

Motiur Rahman Nizami, capo di Jamaat-e-Islami, il terzo partito politico in Bangladesh, è stato condannato a morte oggi, dal Tribunale Internazionale dei crimini (ICT), una corte del Bangladesh stabilità per vagliare gli eventi avvenuti durante la guerra di indipendenza del 1971.

La pena di morte è il crimine ultimo, disumano e degradante e non deve mai essere considerata una via per governare la giustizia.” ha annunciato Abbas Faiz, ricercatore di Amnesty International, sezione Bangladesh.

“I crimini effettuati durante la guerra di Indipendenza sono stati orribili, ma la pena di morte non è che un mezzo per continuare il ciclo di violenze da allora in atto.”

La ICT ha la possibilità, forse unica, di ricreare punti di riconciliazione in Bangladesh. Le precedenti sentenze di pene di morte hanno portato a manifestazioni su larga scala e Jamaat-e-Islami ha già proclamato un fermo di tre giorni del Paese, per protestare contro il verdetto di oggi.

“La situazione politica del Bangladesh è estremamente tesa e si presenta il rischio reale che ogni dimostrazione di strada, conduca ad atti di violenza. Più che mai è cruciale che le forze di sicurezza si adoperino affinché il diritto di manifestare pacificamente delle persone sia rispettato e che non si presentino situazioni di violenza o di abusi dai leader di ogni fazione” continua Abbas Faiz.

Amnesty International si oppone alla pena di morte in ogni circostanza, nonostante la natura e le circostanze del crimine commesso ed indipendentemente dal metodo usato dallo Stato per eseguire l’omicidio. Amnesty International richiamare l’attenzione delle autorità del Bangadlesh, affinché vengano abolite tutte le sentenze confluenti nella pena di morte.

 

Fonti: http://www.amnestyusa.org/

 

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