Bhopal 1984 – 2010

Ad oltre 25 anni dalla tragedia una corte indiana ha di recente pronunciato una sentenza sul caso. Ma la tragedia resta.

© APGraphicsBank

Dopo oltre 25 anni dalla tragedia di Bhopal (India), un tribunale indiano ha condannato sette persone per “morte per negligenza” in relazione agli eventi del 1984.

In quell’epoca, nella sede della Union Carbide di Bhopal, una reazione chimica provocò la fuoriuscita di tonnellate di isocianato di metile (pesticida). Durante i giorni del disastro morirono 8.000 persone, ma ad oggi si contano in totale circa 25.000 vittime, oltre a 500.000 persone che hanno contratto diverse patologie legate all’inquinamento di aria, terra e acqua dei luoghi intorno alla fabbrica.

Dopo tanto tempo si è giunti alla recente pronuncia di condanna, con cui sono stati dichiarati colpevoli sette indiani, membri del direttivo indiano della Union Carbide, tra cui vi è anche l’allora presidente dell’unità indiana della compagnia.
La pena non supererà i due anni di reclusione, e prevedrà anche una multa pari a circa 8.900 euro. In un primo momento, immediatamente dopo la vicenda, il capo di imputazione per i responsabili del disastro era quello di omicidio, ma nel tempo è stato trasformato in “morte per negligenza”.

Le vittime del disastro di Bhopal hanno definito “ridicola” questa sentenza, giunta con così tanto ritardo e con una pena minima.
In effetti, Audrey Gaughran, di Amnesty International, in relazione alla sentenza pronunciata il 7 giugno 2010 dichiara:

“Si tratta di condanne storiche, ma oltre 25 anni sono stati un lasso di tempo inaccettabile per i sopravvissuti al disastro e per le famiglie delle vittime. Mentre sette impiegati indiani sono stati processati e condannati, il cittadino straniero sotto accusa è stato in grado di sfuggire alla giustizia semplicemente rimanendo all’estero. Questo è a sua volta totalmente inaccettabile”.

E in ogni caso questa decisione esclude il maggiore responsabile del disastro, Mr. Warren Anderson, tuttora latitante. Infatti, dopo essere stato arrestato nei giorni immediatamente successivi al disastro, era stato rilasciato su cauzione e aveva quindi deciso di allontanarsi dal paese. In seguito a tali eventi, solo nel luglio 2009, era stato formato un mandato di arresto nei suoi confronti, che allo stato attuale non è ancora stato eseguito.

La condanna di sette ex dirigenti indiani della Union Carbide è un piccolo risultato a seguito delle eterne lotte combattute quotidianamente dalle vittime della tragedia. Sicuramente questo risultato non può dare pace e serenità alle vittime, né tantomeno restituire loro la salute e una vita normale, con acqua pulita, terre salubri, aria respirabile, medicinali e cure mediche.

Dobbiamo continuare a lottare per la tutela dei diritti della popolazione di Bhopal

Fonti

Francesca Rosti  (Redazione Sdf)

 

Print Friendly, PDF & Email

No comments.

Leave a Reply