Bordertown: una storia vera sui femminicidi a Ciudad Juarez

Bordertown Cornate D’Adda, 9 marzo. Secondo appuntamento per la rassegna cinematografica tutta dedicata alle donne, organizzata dalla biblioteca di Cornate e da Amnesty International. Dopo Water, a raccontare della violenza perpetrata sulle donne è Bordertown, pellicola del 2006 di Gregory Nava, passata quasi, e ingiustamente, inosservata, almeno in Italia. Eppure gli elementi per un film di successo ci sono tutti.

Innanzitutto un cast di attori famosi e brillanti: da una  Jennifer Lopez bionda che impersona la tenace giornalista Lauren del Chicago Sentinel con un passato doloroso, ad un Antonio Banderas  coraggioso direttore del giornale locale El Sol de Juarez, fino all’icona Martin Sheen che invece presta il volto al direttore del giornale statunitense, che sembra seguire più le regole degli affari che quelle del cuore.

C’è poi la giovane emergente Maya Zapata a dare voce alla triste storia di Eva, il cui nome stabilisce un nesso tra la prima donna della religione cristiana e la prima donna che riesce a sopravvivere allo stupro e che, al contrario della prima Eva, non soccombe a “el diablo”, appellativo azzeccato con cui la ragazza chiama il suo aguzzino.

E infine la Storia, con la s maiuscola sì, perché di fatti reali si tratta: Ciudad Juarez, città del Messico al confine con gli Stati Uniti, è sede prediletta per le maquiladoras, stabilimenti industriali posseduti da potenze straniere in cui lavorano soprattutto donne messicane che nei loro paesini hanno poche speranze di vita dignitosa.

Ma molte delle operaie spariscono e vengono ritrovate tempo dopo e scoperte vittime di estreme violenze. Eva è una di loro: una sera, tornando a casa in autobus, viene aggredita e violentata dall’autista e da un altro uomo. Credendola morta, i due uomini la sotterrano viva, ma Eva si risveglierà e comincerà per lei un calvario tra i tentativi di denunciare i suoi aggressori e di superare la violenza subita per poter tornare a vivere. La giovane donna troverà protezione nella casa di Teresa e avrà al suo fianco Lauren e Diaz, alias Antonio Banderas, che indagheranno e rischieranno la loro stessa vita.

La storia presente delle vittime di Ciudad Juarez s’intreccia, nel film, con flashback che raccontano allo spettatore il passato della giornalista, attraverso scene in bianco e nero viste con gli occhi di una Lauren bambina. Accanto ad esse, altre scene toccanti, impressionanti: quella dello stupro di Eva, quella delle madri che cercano tra la sabbia i possibili cadaveri delle loro figlie e la scena in cui Lauren scopre una fossa comune, con tagli sui corpi dilaniati.

Ma la scena più toccante è sicuramente una di quelle finali: Eva sente la presenza del “diablo”, che effettivamente è nel giardino della casa, e urla risvegliando così gli altri inquilini. Teresa, la donna che dovrebbe proteggerla, l’abbraccia ripetendo che quello che vede «non è reale, non è reale». La zoomata sugli occhi di Eva ci fa leggere tutta la disperazione e la consapevolezza di essere da sola nella battaglia per la giustizia.

Queste donne non sono sole, almeno da quando, nonostante minacce e intimidazioni dal governo messicano, le notizie sul terribile massacro femminile sono riuscite a trapelare.

dignità rivendicate - Bordertown

Locandina rassegna cinematografica Dignita' Rivendicate a Cornate d'Adda (MB)

La verità è che l’opinione pubblica sa poco di questa realtà. Alla fine del film, Monica, di Amnesty International Vimercate, ha chiesto quanti dei presenti alla visione conoscessero la storia. Pochissime mani si sono alzate. La scarsità di informazioni è data da tutta una serie di elementi: il governo locale e federale, la polizia e la magistratura che impongono il silenzio sulle violenze, censurando le notizie che trapelano e proteggendo, o annidando in sé, gli stessi aguzzini. C’è inoltre un vero e proprio rifiuto di indagare seriamente sulla questione, preferendo accusare gente innocente o «le mises troppo provocanti di certe ragazze» anche se negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo a livello di indagini. Nel femminicidio è coinvolta anche la mafia del narcotraffico, legame che invece non viene sottolineato nella pellicola di Nava.

Dal 1993 tantissime donne messicane sono scomparse da Ciudad Juarez ad oggi il numero ufficiale è di centinaia di donne, ma il numero è molto più elevato e aumenta di giorno in giorno. Amnesty International e altre associazioni, come Nuestras Hijas de regreso a Casa, s’impegnano per supportare le donne messicane. Per esempio con raccolte, in tutto il mondo, di firme su appelli che chiedono al governo protezione per loro, e giustizia per le vittime. Per quanto possa sembrare insignificante una nostra firma, è invece estremamente importante che venga apposta, per ricalcare il noto aforisma del Mahatma Gandhi.

Il prossimo appuntamento, sempre alla Biblioteca di Cornate, è venerdì 23 marzo alle 9.00, con Il Sangue Verde, documentario sui fatti di Rosarno.

Angela Crucitti

 


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