Brasile: Bolsonaro attenta alla sopravvivenza degli Indios ed alla tutela della biodiversità. “Resisteremo”

Survival International racconta che il nuovo presidente del Brasile Jair Bolsonaro con la decisione di togliere al Funai (Fundação Nacional do Índio) la responsabilità di demarcare le terre indigene per affidarla al ministero dell’agricoltura è praticamente una dichiarazione di guerra ai primi popoli del paese.
Tereza Cristina, il nuovo ministro dell’agricoltura, si oppone da tempo ai diritti territoriali indigeni ed è a favore dell’espansione dell’agricoltura all’interno dei loro territori. E’ un assalto ai diritti, alle vite e ai mezzi di sussistenza dei popoli indigeni del Brasile: se le loro terre non saranno protette, rischiano il genocidio».

Per Survival, «Questo attacco ai primi popoli del paese è anche un attacco al cuore e all’anima stessa della nazione. Il furto dei territori indigeni getta infatti le basi per la catastrofe ambientale. I popoli indigeni sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale: le prove dimostrano che sanno prendersi cura dei loro ambienti e della fauna meglio di chiunque altro».

Ma gli indios annunciano resistenza e l’Articulação dos Povos Indígenas do Brasil (Apib) sottolinea: «Per coloro che avevano dubbi sugli interessi che Bolsonaro rappresenta, già nel suo primo giorno di governo, ha chiarito il suo impegno per ciò che sta dietro a tutto in Brasile. A cominciare dalla Medida Provisória número 870 del 1° gennaio 2019, ha riconosciuto il suo debito verso la Bancada Ruralista e ha trasferito sotto la responsabilità del ministero dell’agro-business l’identificazione, la delimitazione, la demarcazione e la registrazione delle terre indigene, che storicamente erano attribuzioni del Funai, data la sua missione di proteggere e promuovere i diritti delle popolazioni indigene».

Secondo la federazione dei popoli indigeni, «Bolsonaro e i colonnelli della Banccada Ruralista sanno che per mettere più terra sul mercato, dovranno rendere impossibile delimitare terre indigene, quilombolas, gli insediamenti della riforma agraria e le unidades de conservação. Ma sanno anche che il mondo tende a un nuovo modo di produrre e consumare e non esiteranno a denunciare questo governo e l’agri-business ai quattro angoli del mondo, denunciando e chiedendo l’adozione e il rispetto delle salvaguardie sociali e ambientali necessari al fedele adempimento dei nostri diritti costituzionali. Siamo preparati, non ci ritireremo, non rinunceremo ai diritti conquistati, per non parlare dei nostri territori, per onorare l’accordo tra Bolsonaro ei suoi colonnelli».

L’Apib – Associazione dei popoli indigeni del Brasile- sottolinea: «Noi indigeni rispettiamo i nostri antenati e ci impegniamo a favore delle generazioni future, siamo pronti a difendere i nostri modi di vita, la nostra identità e i nostri territori con le nostre vite e invitiamo la società brasiliana a unirsi alla nostra lotta in difesa di un paese più giusto, solidale e del nostro diritto di esistere. Per questo l’ Articulação dos Povos Indígenas do Brasil- APIB raccomanda che ogni Stato, organizzi l’avvio di una azioni popolare, chiedendo legalmente l’annullamento degli atti del presidente Jair Bolsonaro Messias, che distruggono praticamente tutta la politica indigena brasiliana.»,

E l’Apib è passata dagli appelli ai fatti: ha presentato una denuncia per chiedere la sospensione degli atti approvati da Bolsonaro per violazione della Costituzione, delle leggi.

Anche gli indios Aruak, Baniwa e Apurinã annuncianmi resistenza contro il neofascista Bolsonaro: «Non vogliamo essere spazzati via dalle azioni di questo governo. Le nostre terre giocano un ruolo fondamentale nel preservare la biodiversità”.“Siamo persone, esseri umani, il nostro sangue è come il suo Signor Presidente; nasciamo, cresciamo… e poi moriamo nelle nostre terre sacre, come ogni persona sulla Terra. Siamo pronti al dialogo, ma siamo anche pronti a difenderci».

Fonte: http://www.greenreport.it

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