Caccia alle streghe contro le donne povere

el salEl Salvador è uno dei pochi Paesi al mondo dove l’aborto è completamente vietato. In alcuni casi, le donne che abortiscono vengono arrestate con l’accusa di omicidio. L’avvocato Dennis Muñoz Estanley si è assunto il compito di difenderle.

Quando Isabel Cristina Quintanilla si è svegliata in preda ad atroci dolori in un letto d’ospedale di San Miguel, El Salvador, la prima cosa che ha notato è stata l’uniforme blu del poliziotto che stava in piedi accanto a lei. Cristina era incinta di circa 40 settimane quando ha perso conoscenza ed è stata ritrovata dalla famiglia con un’emorragia in corso e ricoperta di sangue. Era a malapena cosciente quando in ospedale un poliziotto ha cominciato a farle delle domande. È stato solo in quel momento che si è resa conto di aver perso il bambino e di essere accusata di omicidio. Tutta la nazione ha alzato un dito accusatorio contro la diciannovenne, già mamma di un bimbo di tre anni che la aspettava a casa.

Lo studente di giurisprudenza Dennis Muñoz Estanley è rimasto molto colpito dalla vicenda. “Quando ho sentito la storia di Cristina sono rimasto immediatamente scioccato. Un paio di anni dopo un amico mi ha dato la sentenza completa contro di lei e mi ha detto che non aveva un avvocato. Ho letto la sentenza e sono rimasto sorpreso dal fatto che una persona possa essere arrestata persino se la causa di morte del feto non è stata determinata”, ci racconta Dennis. Ha trovato Cristina in un penitenziario femminile locale e si è offerto di diventare il suo avvocato. È stato l’inizio di una lunga e difficile battaglia legale tra tribunali e uffici governativi. Alla fine Cristina è stata rilasciata nel 2009 a seguito di una cospicua riduzione della pena. “Ho sempre creduto che era stata arrestata ingiustamente e che non avrebbe mai dovuto essere in carcere”. Quando è stata liberata era sopraffatta dalla gioia”, racconta Dennis. Dopo questa vittoria, il nome di Dennis è diventato famoso nella battaglia per i diritti delle donne di El Salvador. Il lavoro del Gruppo di Cittadini per la Decriminalizzazione dell’Aborto, con cui collabora Dennis, sta ricevendo un sempre maggiore riconoscimento per la determinazione con cui sostiene i casi di altre donne, tutte provenienti dai settori più poveri della società, arrestate in circostanze analoghe.el asl2

Un argomento tabù

In El Salvador l’aborto è vietato in qualsiasi circostanza, anche se il feto non ha possibilità di sopravvivere, se la vita o la salute della donna è a rischio o se la gravidanza è la conseguenza di uno stupro. Nell’aprile 2014 il Gruppo di Cittadini per la Decriminalizzazione dell’Aborto ha lanciato una campagna per la concessione della grazia a 17 donne che, come Cristina, sono state condannate a lunghi periodi di detenzione per problemi legati alla gravidanza. I casi di queste donne, che stanno scontando pene fino a 40 anni, sollevano gravi preoccupazioni su varie questioni tra cui il diritto a un processo equo. Dennis è diventato famoso a livello globale dopo aver rappresentato Beatriz, una donna che ha dovuto sostenere una lunga e dolorosa battaglia legale contro le autorità affinché le consentissero di accedere a cure mediche salvavita. La gravidanza stava mettendo a rischio la sua vita in quanto aggravava le gravi malattie di cui già soffriva, come lupus e problemi renali. Inoltre, al feto mancava una grande parte del cervello e del cranio e sarebbe sopravvissuto solo poche ore o pochi giorni dopo la nascita. Per circa due mesi le autorità salvadoregne si sono rifiutate di somministrare le terapie salvavita, e la salute di Beatriz peggiorava. Alla fine, hanno acconsentito a praticare un taglio cesareo anticipato.

Ora Dennis ritiene che il caso di Beatriz abbia contribuito a sollevare un velo su alcuni degli argomenti tabù nel Paese. “El Salvador è un Paese molto conservatore. L’informazione è manipolata da un’angolatura religiosa. Anche se viene stuprata da 18 uomini, una donna deve partorire perché Dio ha deciso così. “È una caccia alle streghe contro le donne povere. I magistrati e i giudici pensano che le donne debbano essere eroiche anche se rischiano di morire, come in caso di forti emorragie, e che debbano prendersi cura del neonato anche se sono prive di sensi. Pretendono che una donna si comporti in un modo completamente irrealistico”, spiega Dennis. Poiché si occupa di uno dei temi più controversi del Paese, Dennis ha dovuto subire critiche nei media e nelle strade, dove viene chiamato “avvocato dell’aborto”. Nonostante le critiche, Dennis si sforza di concentrarsi sui motivi per cui ha scelto questo lavoro. “Ho una figlia, molte amiche e colleghe e non vorrei mai che una di loro si trovasse in una situazione del genere, quindi sono molto sensibile all’argomento. Continuo a lavorare perché non posso tollerare le ingiustizie che le donne devono subire”.

Fonte: Wire (traduzione di Daniela Riva)

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Daniela Riva vive in Brianza ed è laureata in traduzione presso la Scuola per Interpreti e Traduttori di Milano. Dopo una lunga parentesi nel settore commerciale, è recentemente tornata ad occuparsi professionalmente di traduzioni per l’informatica. Iscritta ad Amnesty International dal 2006, è attivista del gruppo 126 di Merate, di cui è da poco diventata responsabile.

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