Casal Bruciato: diritto alla casa contestato a famiglia rom in graduatoria

È decisa a restare nella nuova casa la famiglia rom al centro delle contestazioni dei residenti a Casal Bruciato, periferia est di Roma.

La procura di Roma ha aperto un’indagine sui disordini di Casal Bruciato. Nel fascicolo, per ora a carico di ignoti, si ipotizzano i reati di violenza privata, minacce e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale.  Prosegue l’analisi dei video da parte degli agenti che, a quanto si apprende, avrebbero individuato una decina di persone, tra le quali l’uomo che ha gridato “ti stupro” alla donna rom assegnataria della casa popolare in Via Sebastiano Satta. Al centro di entrambe le vicende alcuni noti militanti di Casapound.

Il presidente della Camera, Fico, dichiara: “Condanna assoluta senza se e senza ma a chiunque si permette e si azzarda a gridare frasi ingiuriose a una donna che porta in braccio un bambino. Questa è un’Italia che non ci piace. Nessuna esasperazione può consentire mai un comportamento del genere. Sono però contento che i diritti vengano rispettati. Se questa è la legge, quel diritto alla casa va difeso da tutte le istituzioni”. “La Raggi- ha aggiunto- ha fatto bene a difendere i diritti di queste persone. Era giusto così. Se si fosse parlato di un’occupazione sarebbe stata un’altra cosa. Un diritto bisogna farlo rispettare”. 

“Ho considerato molto importante che ci abbia messo la faccia. La sindaca ha rappresentato lo Stato di diritto, ma mi ha colpito l’isolamento del governo nei suoi confronti”. L’ex ministro Marco Minniti apprezza la presenza di Virginia Raggi a Casal Bruciato e ritiene grave che nessuno nel governo fosse al suo fianco: “L’isolamento della Raggi è testimonianza di una rottura profonda tra questo governo e un sentimento delle istituzioni nel nostro Paese. E ci sono momenti in cui un sindaco di fronte a principi di realtà e di convivenza non può essere lasciato solo. Non può esserci nessun tornaconto elettorale”. “Se diciamo, e io sono d’accordo, che occorre superare i campi rom bisogna chiedersi come farlo. Siamo una democrazia, non esiste ‘la soluzione finale’, occorre pensare a grandi progetti di ricollocazione”, osserva, “ma se neghi a una famiglia un alloggio assegnato legalmente e in base a una graduatoria trasparente, la possibilità di esercitare quel diritto, di fatto la condanni a una situazione di permanente illegalità”.

Fonte:http://www.rainews.it

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