Censimento rom: norme violate e multe da pagare. Quando la storia non insegna

Il 18 giugno il ministro dell’interno Matteo Salvini ha annunciato un censimento su base etnica dei rom in Italia.

Tale gesto, viola un numero di norme costituzionali italiane, europee e della Convenzione Europea dei Diritti Umani da suscitare il distacco da parte di molti opinionisti e da rendere inevitabile una nuova condanna da parte della Comunità Europea, come già successe nel 2009 in seguito al censimento su base etnica organizzato dall’allora ministro leghista Maroni.
Per il censimento del 2009 il Consiglio di stato ha condannato il governo italiano a risarcire gli schedati con 18mila euro ciascuno, conclude Stasolla. Poi nel 2013 è arrivata la condanna del tribunale di Roma che ha riconosciuto un risarcimento di ottomila euro a un cittadino che era stato schedato nel 2010 nel piano emergenza nomadi del governo di centrodestra.

Norme violate:
Articolo 3 della costituzione italiana che stabilisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”;
– Una serie di norme internazionali tra cui: gli articoli 6-7-8 della direttiva europea sui dati personali, in particolare l’articolo 7 che stabilisce che è vietato “il trattamento di dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica”.
– 8 e 15 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu): Diritto al rispetto della vita privata e familiare e Deroga in caso di stato d’urgenza.

Il censimento annunciato dal ministro dell’interno dovrebbe servire, secondo Matteo Salvini, a rimpatriare i rom di origine straniera che sono presenti in maniera irregolare sul territorio italiano. Tuttavia la maggior parte dei rom che vivono in Italia sono di nazionalità italiana, un altro gruppo importante è costituito dai rom romeni – che sono cittadini dell’Unione europea e quindi possono muoversi liberamente – e infine c’è un piccolo gruppo di rom che provengono dall’ex Jugoslavia: circa tremila di loro sono apolidi, cioè non hanno cittadinanza e passaporto, condizione conseguente alla dissoluzione della Jugoslavia. E infine molti di loro hanno un permesso di soggiorno regolare.

Gli espellibili sarebbero pochissimi. Il ministro dell’interno, infine, ha espresso un principio discriminatorio molto forte dicendo che “purtroppo ci dobbiamo tenere i rom italiani”. Sempre Carlo Stasolla dell’Associazione 21 luglio fa notare che “si tratta di cittadini italiani da più di mezzo millennio, ‘italianissimi’ fino al midollo. Quasi tutti abitano in case ordinarie, lavorano, pagano le tasse. Qualcuno ha anche acquisito notorietà per aver combattuto nella Resistenza come partigiano”.

Fonte: https://www.internazionale.it

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