Cotone sulla pelle: emozioni e statistiche

dati suicidi cotone bt in indiaIl dramma dei suicidi di contadini e la diffusione del cotone Bt in India

Si sostiene che nel periodo dal 1997 al 2010 oltre 250.000 contadini indiani si siano tolti la vita per effetto del crollo delle produzioni e dei margini di guadagno in relazione all’impiego di cotone Bt: un numero abnorme che si fatica perfino a comprendere e metabolizzare. Al punto che vale la pena approfondirne il senso e i contorni.

Il dato numerico è tratto dalle statistiche del National Crime Record Bureau indiano (NCRB), che ogni anno pubblica il rapporto “Accidental Deaths and Suicides in India Report”: esso rappresenta il numero totale di agricoltori che si sono tolti la vita nel periodo considerato senza valutare  cosa coltivassero quegli agricoltori e come mai si siano suicidati e anzi attribuendo ogni tipo di suicidio di ogni tipo di agricoltore a una singola causa: il cotone Bt, appunto. Nella definizione del periodo di riferimento, inoltre, non si tiene conto del fatto che il cotone Bt in India è stato introdotto nel 2002, non nel 1997, e che per i primi anni è stato coltivato solo da una piccola percentuale di agricoltori.

Non ci si domanda, inoltre, perché il numero di contadini orientati all’utilizzo del cotone Bt sarebbe aumentato in modo così massiccio e costante nel tempo se gli effetti di tali sementi fossero stati fallimentari al punto da indurre decine di migliaia di persone al suicidio: come è plausibile che tante persone si siano lasciate ingannare in numero sempre crescente e per un periodo tanto lungo per poi arrivare al suicidio da fallimento ?

Parrebbe poco sensato attribuire al cotone Bt ogni tipo di suicidio di contadini su un arco temporale in cui tra l’altro esso non era sempre utilizzato, né tantomeno largamente diffuso. E l’analisi degli andamenti del numero di suicidi e della diffusione del cotone Bt confuta la tesi della correlazione, o addirittura anzi della relazione di causa ed effetto, tra questi due fattori.

A conferma di ciò, diverse riviste specializzate descrivono il fenomeno dei suicidi di massa degli agricoltori indiani come il sintomo di un malessere diffuso e generalizzato legato si in ultima analisi alla perdita dei raccolti e al crescente indebitamento, ma generato in prima battuta da derive economiche e sociali: l’incapacità dei contadini di gestire con misura e competenza il passaggio alle monocolture commerciali (cash crops), la privatizzazione del settore agricolo e la conseguente riduzione del credito pubblico, l’introduzione di politiche di liberalizzazione tali da esporre le fasce più deboli della popolazione al rischio di non potersi sostenere autonomamente, senza alcun paracadute.

India e il dramma dei suicidi tra gli agricoltori - cotone ogm

Fonte foto: blog di greenme.it

 

Dai fatti alle opinioni

Difficile a questo punto districarsi tra i fatti per formulare un’opinione.

Da una parte i numeri, le statistiche, i risultati oggettivi ridotti a grafico, dall’altra la testimonianza straziante e senz’altro autentica di chi racconta la propria storia di sconfitta e dolore.

Non si vuole, e forse neanche si può, in questa sede tirare una riga in fondo ai conti per trarre delle conclusioni: si vogliono piuttosto offrire alla curiosità, all’attenzione e alla riflessione diversi fatti e alcuni spunti in modo che ciascuno possa abbozzare una sua consapevole e motivata presa di posizione.

Si danno per buoni e autentici gli aspetti emotivi e passionali della questione: la solidarietà, lo slancio,  l’indignazione, il rifiuto dell’abuso e la condanna del sopruso; il disgusto, in generale, per tutto ciò che va come non deve andare a danno dei deboli e con buona pace dei potenti. E anche,  più umanamente,  la diffidenza, il timore, la reticenza  verso ciò che non sappiamo identificare nel presente né immaginare nel futuro. Tutti sentimenti che fanno dei cittadini attori consapevoli, coinvolti e appassionati, dunque in una parola attivisti.

La passione deve però fare i conti con la ragione affinché lo slancio possa tramutarsi in azione e l’azione sappia dare risultato.

La vicenda intricata e contraddittoria degli effetti del cotone Bt sulla vita dei contadini indiani, con tutto il suo carico di drammi economici e sociali irrisolti, suggerisce un paio di spunti utili ad appassionarci con ragione.

Prima di tutto appare evidente che i problemi complessi non hanno mai risposte semplici. E’ irrealistico immaginare che possano esistere una soluzione univoca e miracolosa a un problema articolato, ma è allo stesso tempo illogico e disonesto attribuirne la causa a un unico indiscusso fattore. Sarebbe come individuare in un istante il colpevole di un crimine (la causa) e poi perdersi nell’incertezza della condanna da infliggergli (la soluzione).

In seconda battuta ci si deve chiedere quanto le singole storie, sebbene autentiche e intense, possano essere rappresentative di una realtà nella molteplicità delle sue sfaccettature, in definitiva quanto le vicende individuali possano riassumere e descrivere il contesto in cui sono inserite e permettere di coglierne le ricchezze o le storture. Di fronte a grandi problemi bisogna inevitabilmente fare affidamento a grandi numeri, dunque a quelle che la statistica ci consegna come valutazioni mediamente attendibili a fronte di uno scenario ampio e variegato. Vero che la media del pollo a testa è, appunto, una media e come tale nulla dice di quelli che, poveri loro, il pollo non lo mangiano neanche a metà: ma, se è giusto raccontare e denunciare il disagio degli affamati affinché la media diventi un po’ meno iniqua, è altrettanto doveroso non sostenere che la loro fame sia disagio di tutti.

Per quanto riguarda il cotone Bt, non abbiamo probabilmente stabilito se e quanto e come la sua introduzione abbia influito sulle drammatiche condizioni di vita dei contadini indiani che hanno deciso di farne uso, ma abbiamo almeno intuito l’importanza di conoscere l’effetto che fa.

 

Leggi la prima parte dell’articolo: Cotone sulla pelle: ovvero l’importanza di sapere l’effetto che fa”

Laura Taraborelli (La Redazione)

 

 

Fonti

Il Fatto.it (Blog di Dario Bressanini)
Nature Biotechnology volume 28 number 4 APRIL 2010
International Food Policy Research Institute (IFPRI)
“Accidental Deaths and Suicides in India Report” National Crime Record Bureau indiano
Economic and Political Weekly
Vandana Shiva
Associazione Sum.it
Life.wired.it
Denaro.it
Aiol.it (traduzione di un articolo tratto da le Monde)
Adnkronos.it
La Stampa.it
Salmoni.org


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Mi occupo di sviluppo commerciale nel settore logistico e di molto altro: sono attivista per i diritti umani con Amnesty International, faccio parte di un gruppo di acquisto solidale, leggo tanto e viaggio ogni volta che posso. Cerco di essere un “attore sociale partecipe” e mi preparo per farlo meglio che posso. Diceva Einstein “Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso “: fatte le dovute proporzioni, è proprio così.

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