Decreto sicurezza: spaccatura del consenso fra sindaci e presidenti di regione

Da Nord a Sud sono molti i sindaci e i presidenti di Regione che hanno deciso di opporsi al decreto sicurezza del governo, diventato legge a fine novembre.
Nel mirino sono in particolare le norme che vietano l’iscrizione all’anagrafe dei Comuni dei richiedenti asilo, la quale comporta la parallela impossibilità di richiedere residenza e carta di identità e, sul fronte regionale, problemi nell’accesso ai servizi sanitari, gestiti appunto dalle Regioni.
Ad esempio, la Regione Piemonte, guidata dal centrosinistra, farà ricorso contro il decreto «perché impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali di nostra competenza. Non si tratta di disobbedienza, piuttosto di obbedire al principio fondamentale secondo cui una persona che sta male deve essere curata», dichiara Sergio Chiamparino, presidente della regione Piemonte.

Regioni che evocano elementi di incostituzionalità per la disparità di trattamento prevista dal decreto e che per questo hanno deciso (o sono in procinto di farlo) di presentare ricorso alla Corte costituzionale.
Le posizioni sono però diverse: alcuni sindaci, come Leoluca Orlando a Palermo e Luigi de Magistris a Napoli, hanno annunciato una vera e propria disobbedienza civile. Altri, come quello di Milano Beppe Sala, non hanno intenzione di agire contro la legge ma hanno preso posizione politica contro il decreto, chiedendone la revisione. Ci sono poi i sindaci di molti comuni capoluogo che si dicono favorevoli al dl e comunque contrari ad ogni forma di disobbedienza, che hanno sottoscritto una lettera al sindaco di Bari, Antonio Decaro, presidente dell’Associazione nazionale dei comuni d’Italia (Anci), chiedendo che l’ente resti imparziale.

Fonte: https://www.corriere.it/

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