Donne in difesa dell’ambiente

Il rapporto periodico del CDCA “Centro di documentazione sui conflitti ambientali”, regala un chiaro per quanto drammatico spaccato della realtà ambientale attuale del Pianeta, cercando di metterne a fuoco le cause e di progettarne i rimedi.

Vengono approfonditi gli sconvolgimenti climatici in atto che sono la principale minaccia all’equilibrio vitale della terra: siccità, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai, inquinamento chimico portano sempre più velocemente gravi conseguenze sull’ecosistema, riducendo la biodiversità, favorendo l’estinzione di molte specie e per conseguenza favorendo anche il fenomeno migratorio umano.ù

Il 2011, anno internazionale delle foreste, reca una situazione drammatica del patrimonio forestale mondiale con un grave degrado accelerato dall’urbanizzazione delle aree e dall’accaparramento delle risorse, a causa di attività estrattive e di sfruttamento intensivo e sconsiderato che porta a deforestazione e cambiamenti climatici.

Conseguenza di tutto ciò, fatto di cui non sempre ci si rende adeguatamente conto, sono incendi e malattie delle piante, con aggressione da parte di parassiti, che ne mettono a rischio la sopravvivenza, con una ridotta produzione di ossigeno globale e un aumento dell’anidride carbonica sul pianeta.
Si potrebbe obiettare che tutti i cambiamenti sopra descritti non sono evitabili nella nostra epoca in quanto sono specchio del “progresso” e della “civiltà”, che hanno il loro prezzo in cambio di tanti altri benefici per la razza umana che, nei secoli passati, non c’erano e costringevano l’umanità ad una qualità di vita molto inferiore a causa della mancanza dell’industrializzazione e dell’adeguato sfruttamento delle risorse naturali.

Ma anche questo tipo di osservazione sarebbe frutto di una visione miope della realtà, dello sviluppo e del progresso nonché delle infinite capacità di adattamento della natura e di sviluppo di strategie alternative da parte dell’uomo. Il rapporto del CDCA pone infatti grande attenzione sul fatto che la soluzione alla gran parte dei nostri problemi, se non tutti, sta nell’uomo stesso, e in particolare nel ruolo fondamentale che i popoli indigeni delle aree interessate possono avere all’interno del grande cammino della Terra e dell’Uomo con essa.

Gli indigeni sono coloro che conoscono e vivono il territorio meglio dei Paesi industrializzati, perché vi convivono e lo rispettano da secoli, sfruttandone al massimo le potenzialità per il proprio benessere rispettandone tuttavia le regole non scritte che permettono una proficua convivenza tra l’Uomo e il suo habitat.
L’uomo e la donna indigeni sono le prime vittime del degrado in atto causato dalle alterazioni climatiche, ed in particolare la donna ne subisce le più gravi conseguenze a causa del suo ruolo sociale che la pone a più stretto contatto col territorio. Dove le popolazioni sono maggiormente dipendenti dalle risorse naturali sono le donne che percorrono a piedi chilometri per procacciare alla famiglia acqua e combustibili e tutto quanto necessita.


Le politiche dei Governi

Survivor of the Bhopal Disaster

Survivor of the Bhopal Disaster

Innumerevoli negli anni sono stati gli interventi dei Governi esplicatisi nelle Conferenze Internazionali, aventi come scopo di far chiarezza sul problema globale e sui rimedi necessari. Purtroppo, nonostante gli ottimi propositi dichiarati, non si è pervenuti ad alcun risultato concreto a causa della vaghezza degli obiettivi individuati e della mancanza di mezzi coercitivi utili a garantire il rispetto dei pochi accordi presi.

Inoltre ci si è spesso scontrati con l’avversione da parte dei Paesi maggiormente industrializzati di stipulare accordi che prevedano limiti alle emissioni nocive di gas nell’atmosfera e di agenti inquinanti. In concreto vengono solo protetti interessi particolari. Anche sotto l’etichetta di Economia Verde vengono inseriti progetti che possono trarre in inganno, ma che concretamente prevedono la presenza e l’uso di inceneritori, monocolture e grandi opere sul territorio, come dighe e impianti fotovoltaici, che contribuiscono invece all’aggravarsi della situazione globale.

Fino a quando continuerà a prolificare il concetto in base per il quale economia e natura non possono convivere, non si arriverà ad una vera soluzione. In primo luogo è urgente fermare il disboscamento, interrompere lo sfruttamento agricolo e le monocolture in zona forestale, con l’esclusione di specie esotiche a salvaguardia delle specie autoctone. Per avere una idea veloce dei danni che si creano, si pensi che la monocoltura non esiste in natura, ma viene determinata dall’uomo con l’uso massiccio di fertilizzanti e di grandi quantità di acqua, con conseguente inquinamento e deterioramento delle risorse acquifere ed erosione del suolo, con mutamento del clima.

Inoltre la monocoltura al posto della foresta diversificata permette il passaggio della luce del sole e delle piogge, provocando inaridimento ed impoverimento del suolo. A ruota tutto ciò conduce inesorabilmente anche alle migrazioni umane dovute o a calamità naturali quali alluvioni, incendi, ecc. o a cambiamenti ambientali quali desertificazione, innalzamento del livello del mare, perdita della biodiversità.


Donne in difesa dell’ambiente

Come si è accennato prima, le donne sono le prime vittime dei cambiamenti climatici a causa del loro ruolo sociale prevalente, ma sono anche la prima risorsa di risanamento che si potrebbe utilizzare per trovare un modo di convivenza sostenibile tra uomo e natura. Costituiscono infatti la maggior parte della forza lavoro del nucleo familiare nel sud del mondo ed hanno una profonda conoscenza del territorio.

Di fatto, però, a causa della scarsa scolarizzazione femminile, della discriminazione di genere che le esclude dalle responsabilità sociali e dal potere decisionale, non viene data loro l’opportunità di apportare il loro patrimonio di conoscenze alla collettività. Mentre gli uomini sono più frequentemente dediti al commercio, le donne si occupano prevalentemente dell’agricoltura e devono trovare delle strategie di adattamento per sostentare la famiglia. L’inquinamento delle falde porta danni alla salute delle donne che la cercano acqua e la trasportano, il che può arrecare visibili alterazioni della pelle che ne compromettono anche la stesa accettazione sociale e familiare a causa del loro aspetto, oltre al rischio che corrono dovendosi spostare verso l’acqua per lunghi tragitti, specie nelle zone di guerra, per stupri, aggressioni e per la stessa sopravvivenza.

Poiché nei posti di comando la sovra presenza maschile è ancora molto forte, e nelle delegazioni ufficiali dei Paesi che partecipano ai convegni internazionali sul clima sono ancora moltissimi i Paesi che non portano alcuna rappresentanza femminile nelle proprie delegazioni, è necessario che gli uomini siano attivamente coinvolti nelle questioni di genere che riguardano le donne, perché possano validamente rappresentarle ai negoziati. Il contributo femminile potrà crescere sempre più velocemente man mano che le donne raggiungeranno una parità giuridica, economica e sociale in tutti i Paesi e a tutti i livelli.

Delia Dorsa (La Redazione)

- Scarica il rapporto “Donne in difesa dell’ambiente” del  CDCA: http://www.cdca.it/IMG/pdf/e-book_corretto_defdef.pdf

- Per informazioni sull’attività di Amnesty International nei confronti delle aziende per il rispetto dell’ambiente: http://www.iopretendodignita.it


Delia Dorsa, avvocato civilista di Milano, dal 2010 collabora con la rivista Segnali di Fumo con articoli che hanno posto particolare attenzione alla violazione dei diritti della persona con specifico riguardo alla donna sia all’interno della vita familiare che nel sociale, all’interazione tra gli individui come espressione dei loro diritti e bisogni personali nel rapporto con gli altri.

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