Estela Carlotto: la storia di una “nonna” che ha commosso il mondo

20140809175245_p6_guido_y_estelaCome si può voler tanto bene a qualcuno, senza conoscerlo, senza sapere cosa sente, quando ride, perché soffre? Tento di immaginarmi il suo viso, la sua bocca, i suoi occhi, i suoi gesti. Nascesti il 26 giugno 1978. Da 32 anni ti chiami Guido e mi manchi.”

Sono le parole di Estela de Carlotto, la abuela de Plaza de Mayo che tutti gli argentini conoscono. Sì, tutti gli argentini la conoscono, anche Guido l’aveva vista in televisione. A volte gli dicevano che assomigliava molto ai Carlotto, nonostante non fosse Guido, ma Ignacio (nome con il quale era stato ribattezzato), un comunissimo ragazzo della provincia di Buenos Aires.

Per quarant’anni l’intera Argentina ha visto Estela manifestare in piazza, partecipare a eventi politici, organizzare campagne in favore dei diritti umani e annunciare il ritrovamento di ben 113 figli di desaparecidos: mai quello di Guido, figlio della figlia Laura, maestra con quattro figli, che divenne una delle più importanti attiviste dei diritti umani nel Paese. Una donna di sinistra che militò nella Juventud Universitaria Peronista contro il regime della Junta militar. Guido le fu sottratto cinque ore dopo il parto, avvenuto in un centro detentivo della città di La Plata. Poi la uccisero, insieme al marito, come accadde a migliaia di altre persone: torturate, assassinate o “fatte sparire”, tra il 1976 e il 1983. Estela, la abuela, non era a conoscenza della gravidanza della figlia, comunicatale da un’amica in seguito al suo arresto.

Da allora, per quasi 40 anni, Estela cerca il proprio nipote e collabora al ritrovamento dei figli di migliaia e migliaia di desaparecidos durante gli anni della dittatura militare. Si unisce all’organizzazione delle Abuelas de Plaza de Mayo alla fine degli anni Settanta e in molte occasioni è indicata come possibile candidata al Premio Nobel per la pace. La sua storia è oggi un simbolo della lotta per i diritti umani in tutta l’America Latina. Durante i molti anni di incessante ricerca Estela non poteva immaginare quanto Guido fosse vicino a lei e alle altre Abuelas de Plaza de Mayo.

Quel bambino, ormai adulto, conosciuto da tutti come Ignazio Hurban, direttore della scuola municipale di musica “Hermanos Rossi”, si è presentato a luglio 2014 dinanzi alla Comision Nacional por el Derecho a la identidad (Conadi), sospettando di poter essere uno dei nipoti rapiti durante la dittatura. Ignacio aveva spesso commemorato, attraverso i social network, il ritrovamento di altri nietos: certo non poteva immaginare che sarebbe diventato il più famoso di questi ultimi. Come per un gioco del destino, il 24 marzo 2014 Ignacio pubblica la canzone Para la memoria:

“El ejercicio de no olvidar nos dará la posibilidad de no repetir […] Cargando en ancas los hombros se van quedando los años, no se han cerrado las puertas ni las heridas de antaño” (l’esercizio di non dimenticare ci darà la possibilità di non ripetere […] gambe in spalla passano gli anni, non si son chiuse le porte, né le vecchie ferite)

No, non si son chiuse le porte: il 5 agosto 2014 Estela e Guido, abuela y nieto, possono finalmente riabbracciarsi. Ignacio diventa il nieto recuperado numero 114. Nel 2006 Estela aveva immaginato emozionata questo momento: “Vado avanti desiderando ciò che le altre nonne hanno per sé, pensando a quando sentirò un campanello, una voce, il sangue che dice: sono tuo nipote Guido. Allora suoneranno nel cielo le campane della vittoria e Laura, da lì, mi sorriderà”.

Oggi, Laura sorride.

Nadia Alessandra Benahmidou

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Nadia Alessandra Benahmidou nasce a Genova da madre italiana e padre marocchino. Studia canto lirico per sette anni, durante i quali ha l’occasione di collaborare con il Teatro Carlo Felice di Genova. Parallelamente frequenta il Liceo Scientifico bilingue e lavora nel settore della ristorazione (dall’età di sedici anni). Attualmente iscritta alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università Cattolica di Milano, studia diverse lingue e si occupa di immigrazione, scambio interculturale e diritti umani. Appassionata di saggistica (e di qualsiasi testo scritto), aspira a un futuro nelle organizzazioni internazionali non governative.

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