Fiori senza nome: l’arte a favore dei diritti umani

Fiori senza nome

Fiori senza nome

Amnesty International – gruppo 94 Milano, in occasione dell’ottava Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, domenica 10 ottobre 2010 ha organizzato, in collaborazione con l’Associazione Culturale LOFT21, presso la sede di quest’ultima associazione, sita in Via Padova 21, la performance ”Fiori senza nome”.

La performance

“Fiori senza Nome” è una performance che utilizza il linguaggio dell’arte e della musica contemporanea. E’ un genere recente che rientra nell’arte contemporanea, genere che si differenzia dallo spettacolo teatrale perché la performance non prevede la recitazione o interpretazione di un copione, ma si svolge nell’autenticità del qui ed ora e dà vita a un processo comunicativo fra la/il performer e chi assiste. Il pubblico quindi, viene di fatto coinvolto nella performance stessa e nelle emozioni che suscita cosicché il messaggio raggiunge l’animo anche in profondità.

Nel caso di “Fiori senza Nome” il titolo è tratto da una poesia di Emily Dickinson, la sonorizzazione è di Caterina Calderoni, gli oggetti e il setting, invece, di Bianca Maria Neri.
In proposito va segnalato che lo spunto per la messa in scena dell’iniziativa in oggetto è scaturito dal fatto che Caterina Calderoni ha seguito direttamente per quasi nove anni la causa di Greg Summers, condannato a morte in Texas e giustiziato nel 2006, nel tentativo di far riaprire il suo caso e dargli la possibilità di difendersi in un processo più equo e meno sommario di quello che aveva emesso la sua condanna.

La perfomance è strutturata in tre momenti: il rituale, la trasformazione e la contemplazione.

Nel rituale viene mostrata la fisicità della esecuzione con la sedia elettrica nella versione più realistica; nella trasformazione della sedia si vuole esprimere il concetto che questa realtà non deve più esistere;
nella contemplazione i partecipanti lasciano agire dentro di sé, nel loro profondo, il messaggio trasmesso introiettandolo: dell’oggetto originario non rimane più nulla se non la struttura che serve ad accogliere i fiori, di fatto esso ha perso il significato originario per trasmette un messaggio di speranza e sentimenti più positivi.

Il dibattito

All’evento in questione vi è stata una significativa presenza di pubblico, il quale è stato coinvolto nel dibattito sulla pena di morte nel mondo moderato da Carlo Mognaschi, presidente dell’Associazione Culturale LOFT21, ed introdotto da Giacomo Falzi, attivista di Amnesty International – gruppo 94 Milano, che ha provveduto ad illustare ai presenti la tematica oggetto della serata.

Come si evince da quanto precede, è stato adottato un format inusuale, ossia prima la performance artistica e poi il momento di riflessione.
Tale impostazione è stata studiata appositamente dagli organizzatori per coinvolgere dapprima gli astanti sotto un profilo emotivo – a tal fine è notorio che lo strumento artistico sia quello più adeguato – per poi fornire successivamente alcune informazioni sulla problematica della pena capitale.

Indicatore del successo di siffatto format è stato rappresentato non solo dal numero ingente di firme raccolte, ma anche dalla circostanza che le persone chiedevano spontaneamente di firmare.

In definitiva è stata senza dubbio un’iniziativa ben riuscita – a dire il vero riuscita oltre ogni aspettativa iniziale – che ha ribadito la proficuità del binomio arte e diritti umani, nonchè l’importanza di sviluppare sinergie con altre associazioni presenti sul territorio. Infatti il gruppo 94 sta ipotizzando altre collaborazioni con l’Associazione Culturale LOFT21, facendo seguito ad una loro precisa richiesta in tal senso.

Alberto Trapani (Gruppo AI 94 di Milano )  con la collaborazione di Bianca Maria Neri e Caterina Calderoni

No comments.

Leave a Reply


9 × = 54