Il valore delle onde

foto articolo laura taraborrelli_sdf_il valore delle ondeIl WWF ha rivolto in questi giorni un video appello al futuro esecutivo italiano chiedendo che i temi “green” vengano inseriti nell’agenda della prossima legislatura e spiegando come questi siano ormai prioritari per il Paese: il video si apre con lo slogan “Pensare all’Ambiente conviene. A tutti!” e si chiude con la richiesta di inserire l’ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione. Posto che non possiamo non condividere la rilevanza e l’urgenza del messaggio, vale la pena di soffermarsi sul modo in cui la causa ambientalista cerca di raggiungere i propri obiettivi.

Nel 2002 il surfista americano Chad Nelsen chiese a un economista della Duke University di aiutarlo a calcolare il “valore delle onde” di Rincon, una famosa località di Puerto Rico frequentata da surfisti: voleva dimostrare che quelle onde valevano milioni di dollari in termini di “uso ricreativo” e convincere l’amministrazione locale a tutelare la spiaggia dallo sfruttamento edilizio.

Un’analisi approfondita su un campione di 5.000 surfisti concluse che negli Stati Uniti il surf porta un giro di affari di almeno 2 miliardi di dollari l’anno, e che quindi gli interessi dei surfisti vanno presi sul serio. Nelsen e la sua Surfrider Foundation vinsero la loro battaglia e la spiaggia di Rincon divenne la prima riserva marina di Puerto Rico. La campagna ambientalista portò, inoltre, alla nascita di una nuova scienza, la surfonomics, come branca dell’economia delle risorse naturali che quantifica il valore delle onde per stimarne la potenzialità economica.

foto surf_articolo il valore delle ondeIl movimento ambientalista fondato da Nelsen ottenne anche  il sostegno della Casa Bianca, la quale tuttora raccomanda di investire nella ricerca legata al “capitale ambientale”, cioè alle risorse naturali non di consumo per le quali i cittadini sono disposti a pagare e che, pertanto, costituiscono una risorsa economica da non trascurare.

La vicenda di Nelsen suggerisce alcuni spunti interessanti. Prima di tutto invita a guardare il mondo con occhi ripuliti da stereotipi e pregiudizi: le onde non sono solo roba da surfisti sballati, sbracati e squattrinati, e i surfisti stessi sono sostanzialmente persone benestanti e disposte a spendere, quindi soggetti economicamente rilevanti.

In secondo luogo dimostra, numeri alla mano, che è il momento di abbandonare la retorica ambientalista dura e pura per dialogare con il mondo dell’economia ad armi pari: la difesa appassionata dell’ambiente resta un punto di partenza imprescindibile, ma deve a un certo punto uscire dal piano dell’astrazione per tradursi in numeri che l’economia possa comprendere e apprezzare.

Le battaglie ambientaliste vanno preparate con cura evidenziando il legame concreto tra risorse naturali, valore economico che esse sono in grado di sviluppare ed economia locale, secondo un paradigma di costi e ricavi che l’economia riconosce e comprende. Chi si batte per la difesa dell’ambiente deve uscire dal bozzolo autoreferenziale dei propri ideali,  dotarsi di strumenti decisionali adeguati e sedere, finalmente preparato, al tavolo della concertazione. È chiaro che la visione del mondo non può ridursi a una grande analisi di costi e benefici, ma un’onda da 24 milioni di dollari ha senz’altro qualche possibilità di sopravvivenza in più.

Laura Taraborrelli

Fonte: Blog4change


Mi occupo di sviluppo commerciale nel settore logistico e di molto altro: sono attivista per i diritti umani con Amnesty International, faccio parte di un gruppo di acquisto solidale, leggo tanto e viaggio ogni volta che posso. Cerco di essere un “attore sociale partecipe” e mi preparo per farlo meglio che posso. Diceva Einstein “Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso “: fatte le dovute proporzioni, è proprio così.

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