Italia: 10 febbraio, giornata del ricordo

Il giorno del ricordo dedicato alle vittime delle Foibe – le cavità naturali del Carso in cui finirono migliaia di persone durante e dopo la Seconda guerra mondiale – si apre nel segno delle parole pronunciate ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: quel richiamo al’ideale europeo che va difeso “dalle insidie contemporanee” anche perché non si ripetano orrori come quello: “una tragedia nazionale, per troppo tempo accantonata”, sulla quale – ha detto il Presidente – non sono ammissibili “riduzionismi o negazionismi”.

Le vittime delle foibe, secondo l’Istituto storico della Resistenza di Trieste, sarebbero da tremila a quattromila.
La contesa tra popolazione italiana e popolazione slava per il possesso dei territori di Nord-Est, quelli dell’Adriatico orientale vide il suo inizio con la fine della Prima Guerra mondiale, quando il confine tra Italia e Jugoslavia venne delineato dalla cosiddetta “linea Wilson”: gli slavi videro sottrarsi una cospicua fetta dell’Istria dagli italiani e circa 500mila slavi si ritrovarono a vivere in territorio straniero.

Una prima ondata di violenza esplose già durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, nel momento in cui, l’8 settembre 1943 l’Italia firmò l’armistizio con gli anglo-americani e i tedeschi assunsero il controllo del nord della penisola instituendo un governo fantoccio guidato da Mussolini.
Fu a partire da quel momento che, in Istria e in Dalmazia, i partigiani jugoslavi iniziarono a rivendicare il possesso di quei territori, torturando e gettando nelle foibe gli italiani fascisti.
Con la fine della Seconda Guerra mondiale, gli attacchi si fecero via via sempre più violenti ed intensi.

Il10 febbraio del 2005 il Parlamento italiano ha deciso di dedicare la giornata alle vittime delle foibe, denominandola “Giorno del Ricordo”.

 Fonte: www.corriere.it

 

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