La nuova legge che istituisce il reato di tortura in Italia

Dopo un lungo iter in Parlamento, il 5 luglio è stato approvato in via definitiva il disegno di legge che istituisce il reato di tortura in Italia.

Purtroppo, al contrario delle aspettative, le polemiche sulla bontà delle previsioni approvate sono vivissime, a partire dal fatto che la nuova norma lascerebbe ampi spazi di non punibilità delle attività criminose riconducibili al reato di tortura. Molti dei drammatici fatti di cronaca che hanno destato scandalo negli ultimi anni, quali gli episodi accaduti al G8 di Genova nel 2001, e in particolare alla scuola Diaz, rimarrebbero infatti impuniti alla luce della nuova legge.

Il testo di legge introduce nel nostro ordinamento l’art. 613-bis c.p. che disciplina la punibilità del reato di tortura, e l’art. 613-ter c.p. che disciplina l’istigazione alla tortura. La fattispecie concreta del primo dei due articoli è così definita:

stop_torturaChiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.

Il che vuol dire che le condotte sanzionabili devono essere plurime e che un singolo atto volto alla tortura di un soggetto non sarebbe punibile. Inoltre il trauma psichico subito deve essere verificabile, quindi sottoposto a differenti valutazioni e opinabile. Da molte parti si lamenta che il reato non sia stato previsto come tipico delle forze dell’ordine, ma ciò rende in effetti punibili con questa norma situazioni drammatiche messe in atto da privati, di cui la cronaca non ci esime. Per il reato commesso da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio è peraltro previsto un aggravamento di pena.

Quel che resta criticabile è l’effettiva mancanza di previsioni pur applicate all’estero e caldeggiate dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, ma che non trovano applicazione nella nuova legge. Per esempio, nel nostro testo rimane la prescrittibilità del reato, che è invece negata dalle convenzioni internazionali; non sono previsti né un fondo per il recupero delle vittime né una copertura delle spese legali per determinate categorie di vittime. Molti aspetti di questa legge fanno dubitare della reale efficacia di un provvedimento il cui primo scopo dovrebbe essere quello di offrire un sostegno alle esigenze delle vittime di tortura e, in via preventiva, di far sì che non esistano più vittime di tortura.

Dopo i 4 anni di attesa trascorsi dalla presentazione del disegno di legge originario, sarebbe stato più proficuo rimettere in discussione i punti salienti del testo per arrivare a una normativa coerente con le convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia. È auspicabile che questi adeguamenti vengano presto effettuati, con la collaborazione di tutte le organizzazioni che si occupano della difesa dei diritti umani.

 

Delia Dorsa


Delia Dorsa, avvocato civilista di Milano, dal 2010 collabora con la rivista Segnali di Fumo con articoli che hanno posto particolare attenzione alla violazione dei diritti della persona con specifico riguardo alla donna sia all’interno della vita familiare che nel sociale, all’interazione tra gli individui come espressione dei loro diritti e bisogni personali nel rapporto con gli altri.

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