La risposta è U-M-A-N-I-T-À

Nel corso del 2016, Amnesty International ha svolto quattro missioni di ricerca in Italia, intervistando rifugiati e migranti e incontrando autorità e organizzazioni non governative a Roma, Palermo, Agrigento, Catania, Lampedusa, Taranto, Bari, Genova, Ventimiglia e Como. Il team di ricerca ha svolto 174 interviste con migranti e rifugiati e brevi conversazioni con molti altri di loro.

Proprio in una delle città in cui Amnesty ha svolto questa ricerca – Como – fino al 27 novembre ha luogo 8208 Lighting Design Festival, rassegna di eventi artistici legati al tema della luce. La domanda sorge spontanea: cosa c’entra un Festival d’arte con i Diritti umani?

Intanto, da sempre gli artisti sono stati precursori dell’evoluzione dell’uomo e laddove l’arte fu oppressa, con ancora più forza è riemersa vincendo sull’ignoranza. Di conseguenza, nella misura in cui l’artista esprime concetti “umani”, i diritti e la tolleranza saranno in grado di permeare la società con conseguenze positive e durevoli nel tempo. Il Festival, interrogandosi sulle vicende che hanno riguardato la città, pone, attraverso una delle cinque installazioni luminose, una domanda: H-U-M-A-N-?

H-U-M-A-N-? di Sophie Guyot // ph. Andrea Butti

H-U-M-A-N-? di Sophie Guyot // ph. Andrea Butti

L’opera dell’artista Sophie Guyot gioca su due livelli: la consapevolezza e l’inconsapevolezza. L’installazione, infatti, può essere vista in modo completo da un punto di vista ben preciso, quello centrale. Spostandosi, girandosi, “evitando la domanda” l’opera risulta tronca, non è leggibile e non si rivela completamente.

Alla domanda “UMANO?”, in effetti, si può rispondere solo frontalmente, come ha fatto il fotogiornalista Mattia Vacca con il suo reportage dedicato alla vicenda dei migranti fermi alla stazione di Como San Giovanni. L’arte, in questo caso, ha un ruolo di testimonianza di ciò che altrimenti non vedremmo o che non vorremmo vedere.

Quella delle migrazioni, ad esempio, è una realtà con la quale saremo costretti a confrontarci per molti anni, per questo la risposta a H-U-M-A-N-?, più che la domanda, ci riguarda tutti.

Il nuovo rapporto di Amnesty, intitolato “Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti”, mostra come il cosiddetto “approccio hotspot”, promosso dall’Unione europea per identificare migranti e rifugiati al momento dell’arrivo, non solo abbia compromesso il loro diritto a chiedere asilo, ma abbia anche alimentato agghiaccianti episodi di violenza, con l’uso di pestaggi, elettroshock e umiliazioni sessuali.

Reportage dei migranti in stazione // ph. Mattia Vacca

Reportage dei migranti in stazione // ph. Mattia Vacca

Nell’apparente tentativo di ridurre la pressione sugli stati di frontiera come l’Italia, all’approccio hotspot è stato abbinato uno schema che prevede la ricollocazione dei richiedenti asilo in altri stati membri dell’Unione europea. Tuttavia, questo aspetto solidale dell’approccio hotspot si è rivelato ampiamente illusorio: finora, solo 1200 persone sono state ricollocate dall’Italia rispetto alle 40.000 promesse, a fronte degli oltre 150.000 nuovi arrivi via mare di quest’anno. Amnesty International ha ripetutamente chiesto chiarimenti al ministro dell’Interno italiano, proponendogli un confronto sulle preoccupazioni contenute in questo rapporto, ma finora non ha mai ricevuto risposta.

Le produzioni artistiche sono uno strumento potente per promuovere e proteggere i Diritti umani: porre delle provocazioni, mettere in discussione la società in cui viviamo serve, in primo luogo, a rendere note le violazioni dei nostri diritti ma soprattutto a raccontare, rappresentare e meglio comunicare il concetto per niente astratto di U-M-A-N-I-T-À.

 

Chiara Parapini

 

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Mi chiamo Chiara, mi piacciono i girasoli e il pane con la marmellata. Sono curiosa di natura e per questo i temi dei miei articoli variano continuamente. Ho la passione per la scrittura e per i social network perché credo che il sistema di comunicazione moderno sia un potente strumento che dovrebbe stimolarci, in quanto esso si ispira a due principi che ritengo fondamentali: il principio di elaborazione critica e il principio dell’autodeterminazione dei popoli. Principi che voglio, così, contribuire a tutelare.

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