Libertà di stampa: l’Italia e le notizie

La situazione della libertà di stampa in Italia è da tempo al centro di molti dibattiti, ma non di iniziative o proposte volte a un effettivo miglioramento della condizione del nostro Paese.

Ed è proprio il caso di parlare di “miglioramento”, come confermato dalle rilevazioni di Reporters Sans Frontieres (RSF). Infatti, nella classifica della libertà di stampa, l’Italia si aggiudica per il 2009 il 49° posto su 175 Paesi, ovvero la peggiore performance tra i sei Paesi fondatori della UE.

In particolare, a far precipitare l’Italia a questo pessimo risultato sono la pressione della mafia sul settore dell’informazione, che condiziona il modo di dare le notizie e la qualità e i contenuti delle stesse; la posizione del capo del governo, politico e imprenditore che controlla quasi totalmente l’informazione pubblica e privata italiana; le riforme legislative adottate in questo settore, che da un lato ad esempio ostacolano – anzi, impediscono – la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, imponendo una censura delle notizie relative a dette intercettazioni (con l’ulteriore previsione di una pena fino a sei anni di reclusione), e dall’altro penalizzano le tariffe postali dell’editoria.

 

Ed infatti, ad aggiungersi a questi indici negativi è proprio il recente decreto interministeriale del 30 marzo 2010 che elimina le agevolazioni postali per tutta l’editoria (libri, quotidiani, periodici). Questa nuova disposizione, in vigore dal 6 aprile 2010, comporta un aumento del 500% del costo delle spedizioni postali per l’editoria. E il settore più colpito è quello degli enti no profit.

A questo proposito, è doveroso ricordare l’impegno di Amnesty International, che ha aderito all’appello dell’associazione VITA volto all’immediato ripristino delle tariffe agevolate per gli enti no profit.

Naturalmente, tutto ciò ha un fortissimo impatto sulla libertà di stampa in Italia: ostacolando a questi livelli la distribuzione, si limita di fatto la pluralità dell’informazione, fondamento della democrazia e della libertà di stampa.

Infatti, una corretta informazione prevede la possibilità per ciascun individuo di accedere liberamente a tutte le fonti di informazione pubbliche e private.

Sono tutti questi accadimenti che hanno portato RSF a collocare l’Italia nella classifica della libertà di stampa in posizioni non invidiabili negli ultimi anni.

Ecco i risultati dell’Italia nella classifica della libertà di stampa RSF: 2002, 40° posto; 2003, 53° posto; 2004, 39° posto; 2005, 42° posto; 2006, 40° posto; 2007, 35° posto; 2008, 44° posto – fonte: RSF.

Ma purtroppo le rilevazioni negative non finiscono qui.

Infatti, se da un lato la libertà di stampa italiana è minata da numerosi fattori, dall’altro lato si devono considerare le notizie non dette. In Italia non si parla e non si raccontano moltissime informazioni relative ad avvenimenti di tutto il mondo (guerre, epidemie, rapimenti, crisi umanitarie, ecc.). È come se i mezzi di comunicazione italiani rivelassero solo una parte della realtà, non portando all’attenzione della popolazione numerosissime, spesso tristissime, notizie di attualità ed estrema rilevanza.

L’esempio più eclatante deriva dal recente rapporto di Medici Senza Frontiere -“Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2009”-, nel quale si raccontano le più gravi tragedie di crisi umanitarie accadute e allo stesso tempo ignorate dai media nel corso del 2009. Questo studio ha esaminato in particolare lo spazio dedicato a tali tragedie nei TG, anche a confronto con altre notizie di valore e portata decisamente inferiori. Come ad esempio notizie di gossip oppure notizie su presunte epidemie, rivelatesi poi di gravità più ridotta rispetto a quella enfatizzata dai media.

Il rapporto di Medici Senza Frontiere mette in luce dati allarmanti; ad esempio, le notizie dei TG dedicate alle crisi umanitarie sono state solo il 6% del totale. Inoltre, ci sono situazioni drammatiche e preoccupanti che sono state letteralmente “dimenticate”: alcune malattie tropicali definite proprio “dimenticate”, l’interminabile conflitto della Repubblica Democratica del Congo, il problema dell’AIDS, e molti altri ancora.

Tutto questo serve a farci aprire gli occhi, a capire che la libertà di stampa è in pericolo non solo dall’altra parte del pianeta, in paesi lontani dalla nostra quotidianità, troppo diversi dalla nostra società, governati da dispotici dittatori o lacerati da devastanti guerre civili. È sufficiente guardare la situazione italiana, per rendersi conto che c’è molto da fare qui, molto da cambiare e migliorare, per riuscire a essere davvero una democrazia di esempio e a supporto di altri Paesi.

Fonti:

Francesca Rosti  (Redazione Sdf)

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