Lo Yoga e l’isola di Yap mi hanno guarito. Ma chi guarisce dalla guerra ?

ebook-heals-over-headEd eccoci qua, su una spiaggia balinese al sorgere del sole, con il cuore aperto, di fronte a questa palla infuocata che è il sole, il simbolo della rinascita e il motore del cambiamento dei blocchi spirituali.

Quando sono arrivata a Bali la prima volta non sapevo che avrei scritto questo libro. Ho passato un paio di notti insonni appena arrivata e sapevo che per poter servire al meglio il mio scopo dovevo compiere un altro passo: lo dovevo condividere. Alla fine, in un modo alquanto singolare, questo libro è diventato parte di questo processo.

 

Sono l’ideatrice e fondatrice di Yoga Fusion – Yoga in azione per la riconciliazione postbellica e ho scritto il libro “Heals over Head” allo scopo di promuovere il progetto e i sogni che ne stanno alla base. Dopo aver lavorato con agenzie delle nazioni unite, ONG e governi, circa un anno fa ho creato una ricerca-azione partecipata (PAR) composta da una rete di persone, ONG, scuole di yoga e aziende private interessate a diffondere i benefici dello yoga contro i traumi nelle aree di violenza: dalla guerra vera e propria alla violenza strutturata e ai disastri naturali. Esistono già alcune iniziative a livello internazionale che sperimentano l’approccio olistico nella cura dei traumi e alcune di queste prevedono l’introduzione dello yoga nei contesti a rischio. Tuttavia, la sostenibilità e la copertura finanziaria rappresentano ancora un grande problema. Il mio obiettivo è di superare questi problemi.

 

Tramite Yoga Fusion, ricopro il ruolo di interprete e mediatrice, combinando il meglio di due mondi: il mondo dello yoga e il mondo della cooperazione allo sviluppo…  Sto cercando di aprire una finestra sulla guarigione e sul benessere psicosociale, utilizzando il corpo laddove le menti sono troppo sopraffatte per riuscire a fare il primo passo verso nuovi obiettivi comuni e sogni condivisi su come le comunità possano guardare avanti.  

 

Come?

Fase I: raccogliere e completare le buone pratiche e sviluppare una ricerca strutturata come strumento di sensibilizzazione dei policy makers

L’attività più recente di questa fase è stata una collaborazione di volontariato con Peace Revolution, una ONG internazionale che promuove la pace nel mondo tramite la meditazione e la pace interiore. La collaborazione aveva l’obiettivo di migliorare il loro Programma di sviluppo personale (Self Development Program, SDP) con l’aggiunta di moduli di yoga per renderlo più accessibile ed efficace per giovani con background culturali, geografici, sociali ed etnici diversi. Inoltre, Peace Revolution insieme a Dunna, un progetto in Colombia che si prefigge di trasformare alcuni ex appartenenti agli squadroni della morte in insegnanti di yoga, ed altri membri della PAR sono stati inclusi nella ricerca di Yoga Fusion per promuovere la revisione critica degli attuali approcci olistici alla pace nel mondo e per sensibilizzare su queste pratiche a livello globale. Una volta che ci sono le prove delle buone pratiche, mobilizzare le risorse diventa più facile!

Fase II: rendere lo yoga per la cura dei traumi accessibile ad ampi gruppi di persone colpite da un trauma, anche ipotizzando di riuscire a formare un numero sufficiente di istruttori yoga del posto – oppure di inviare istruttori volontari – per raggiungere le popolazioni colpite da traumi in campi profughi o scuole nelle zone di guerra. “Ma chi copre i costi? Come possiamo rendere tutto questo possibile?’ Lo scopo di Yoga Fusion è di sviluppare moduli di terapia yogica semplici ma efficaci e attenti al contesto culturale, e di formare individui che già fanno parte di queste comunità e che sono già inseriti in un sistema di generazione del reddito in grado di garantire copertura e sostenibilità. Gli esercizi di terapia yogica per i disturbi associati a sindrome post-traumatica sono piuttosto semplici, ma quello che conta è “come li insegniamo” e chi meglio degli istruttori del posto, dei rappresentanti delle comunità e delle persone che già fanno parte della vita di queste persone può ricreare un ambiente sicuro dove semplici sequenze possono contribuire a cambiare le vite e la resilienza della comunità? Yoga Fusion è tutto quello che sono io: un’economista, una specialista in risoluzione dei conflitti e sicurezza umana e un’insegnante di yoga. Dramma, trauma e terapia in una sola persona? E anche qualcosa di più, grazie a quanto ho imparato nei circa tre anni vissuti su una piccola isola della Micronesia, Yap.yoga2

 

La bellezza di Yap ha ristabilito in me un senso di interconnessione, benessere e significato… tramite la pratica quotidiana dello yoga ho assorbito la bellezza di Yap e quando sono partita, lo yoga ha portato Yap con me verso la mia nuova avventura, la mia nuova isola. Non ho abbandonato la bellezza: l’ho incorporata.

Ogni mattina, quando salgo sul mio tappetino yoga compio un atto di presenza. Il corpo ricorda tutto quello che gli è successo. Ricorda il dolore, il trauma, l’amore e l’Amore. Tutto è custodito nel nostro corpo, nel corpo di ciascuno di noi. E nel corpo della società.

Ogni mattina, quando salgo sul mio tappetino yoga permetto al mio corpo di aiutarmi nel processo di perdono: perdono per i miei errori, perdono per il dolore che altri mi hanno provocato. Perdono tutte le mattine, lascio scorrere.

A differenza della mente, il corpo non analizza nei dettagli perché è rigido, perché non riesco a liberarmi di certi sentimenti ed emozioni.

Mi sono chiesta spesso se il corpo non sia l’unico strumento di perdono di cui siamo dotati.

 

“Heals over Head” non parla solo di traumi e drammi, ma parla anche di guarigione, felicità e amore, con molte curiosità sulle isole spirituali e reali del mondo: da Yap, all’India, passando per Bali e tutto il mondo.

 

Cosa c’entra la felicità con un progetto sulla guarigione dai traumi? L’assenza di dolore non è un’aspirazione sufficiente?

Alla fine, la felicità è una questione etica e Yoga Fusion come progetto di sviluppo si fonda sull’aspettativa di un mondo più felice e sulle relative questioni etiche. Pertanto, ritengo essenziale volgere lo sguardo verso il problema più grande di tutti: la felicità. Abbiamo diritto ad essere felici? Il mondo sarà mai felice? Ma, soprattutto, cos’è la felicità? Perché se la felicità non è una cosa, forse nemmeno la guarigione lo è.

Grazie alla serendipità, al caso e al Bali Spirit Festival vi siete imbattuti nel mio progetto e nel libro che lo promuove. E forse avete già un piccolo ricordo: i segnalibri distribuiti quest’anno durante il Bali Spirit Festival, at Bali Buda and allo Yogathlon presso Desa seni oppure tramite il Kula Magazine!

 

Qualche mese prima di iniziare a scrivere, un indovino che era seduto con me e un amico in un piccolo bar su una fredda spiaggia olandese, mi ha detto alcune cose alquanto sorprendenti.

Mi ha detto che a questo punto della mia vita non erano le idee o l’ispirazione a mancarmi, ma una voce mia.  Per una gran chiacchierona come me sentirsi dire una cosa del genere è stato piuttosto sorprendente.

Ma come ogni yogi che si rispetti, la prima cosa a cui ho pensato è stato il mio chakra della gola, quel chakra azzurro che si trova tra la nostra conoscenza incarnata e il caos della nostra mente. La voce, quella parte nascosta del nostro spirito che ci permette di avere empatia perché ci espone al mondo, era rinchiusa dentro di me. Come potevo sperare di sviluppare il mio progetto se non riuscivo a comunicare al mondo da dove veniva?

Poi sono arrivata a Bali, da dove vi scrivo. Ho presentato il mio progetto a un gruppo di persone di Hubud, un’innovativo spazio di lavoro condiviso, e qualcuno mi ha consigliato di scrivere un libro se volevo raggiungere un pubblico più ampio per promuovere il mio progetto.

All’inizio non ho ricollegato questo episodio con quanto mi aveva detto l’indovino olandese. Avevo lasciato quell’episodio a nord, esattamente dove era avvenuto. Ma alla fine, un giorno mentre andavo in bicicletta nel tramonto balinese, quella storia è ritornata da me dalla fredda spiaggia olandese fino al calore di Bali.

 

Ed eccomi qui a Bali, portando avanti l’avventura di Yoga Fusion. Un altro giorno, un’altra alba.

Non posso fare a meno di chiedermi come possa trovare il sole chi è stato colpito da un trauma nelle zone di guerra o di un disastro naturale? Come possa sperimentare la rinascita in un luogo sicuro? 

Come possano essere presenti alla loro alba coloro che vivono sotto coprifuoco in un campo profughi? Come sia possibile per chi vive in rifugi temporanei o per i bambini che vanno a scuola attraversando aree alluvionate essere accompagnati in modo sicuro verso la loro alba? Come possono fare le vittime di stupro a trovare un luogo sicuro dal quale la vista dell’alba diventa di nuovo sopportabile? Cosa può portare un senso di sicurezza nelle persone che vivono costantemente in un contesto di rischio?

E ora sono qui a chiedermi “Cosa posso fare io per creare posti sicuri dove i traumi possano essere curati e l’alba non faccia più paura? Cosa può fare il mondo?”

Se volete fare parte di questo sogno dello yoga in azione, leggete “Heals over Head” e diffondete la parola!

 

Hai aperto gli occhi e ascoltato la mia storia. Ora chiudili e pensa a un colore. Io scelgo il verde. Quello che vediamo, brillante e lucente è quanto ci viene rimandato di riflesso. Il verde è tale perché ogni oggetto verde assorbe tutti i colori e ci restituisce questo colore vibrante e intenso.

Questo è quello che ci succede quando restituiamo qualcosa. Questo è quello che succede quando restituiamo lo yoga e diffondiamo i suoi benefici nei contesti a rischio. Ci fa brillare, ci fa vibrare. Rende le nostre azioni magicamente brillanti. 

 

GRAZIE di aver fatto parte del mondo di questo progetto e per aver aderito a questo sogno. GRAZIE di aver inviato il messaggio che c’è un mondo nel quale noi tutti possiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere.

Prima di congedarmi e lasciarvi rilassare accompagnati dai pensieri generati da questo libro, dal suo progetto, dalla vostra vita e dai vostri sogni, vorrei dedicare un pensiero alle meravigliose isole dello Stato di Yap che meno di due mesi fa hanno sofferto per il passaggio del tifone Maysak. Ci sono modi per aiutare. È un progetto diverso, ma non un sogno diverso. Lo Yoga e Yap mi hanno guarito. Non posso “non” provare a ricambiare.

Quando si parla di umanità, “mio” e “tuo” svaniscono: siamo una cosa sola, che ci piaccia o no, che ne siamo consapevoli o meno.  Sull’isola di Yap il mio corpo si è ricordato di essere una cosa sola con l’universo, e la mia mente lo ha visualizzato…

 

Traduzione di Daniela Riva

Print Friendly, PDF & Email


Daniela Riva vive in Brianza ed è laureata in traduzione presso la Scuola per Interpreti e Traduttori di Milano. Dopo una lunga parentesi nel settore commerciale, è recentemente tornata ad occuparsi professionalmente di traduzioni per l’informatica. Iscritta ad Amnesty International dal 2006, è attivista del gruppo 126 di Merate, di cui è da poco diventata responsabile.

No comments.

Leave a Reply