L’ultimo ballerino di Mao: Li Cunxin

«Volevo disperatamente la libertà di espressione e di pensiero che non potevo avere in Cina. Volevo a tutti i costi conquistare il mondo della danza classica. E ora avevo la mia opportunità. Non avrei più dovuto ballare per gli ideali comunisti di Mao. Ora avrei potuto ballare per me stesso, i miei genitori, i miei insegnanti e i miei amici rimasti in Cina. L’influenza comunista stava svanendo a gran velocità.» Li Cunxin

A pensare alla Cina di oggi, cresciuta fino a diventare la seconda potenza economica al mondo (nel 2011 il prodotto interno lordo è cresciuto del 9, 2%), la Cina della Rivoluzione culturale di Mao sembra lontana anni luce. Eppure non sono passati neanche cinquant’anni e la Cina attuale, strettamente figlia di quella di allora, soprattutto quando si tratta di rispetto dei diritti umani, non è così lontana.

Basti pensare alla storia del dissidente Chen Guangcheng, l’avvocato attivista per i diritti civili che ha chiesto asilo negli Stati Uniti, dopo avere denunciato i metodi violenti dello Stato contro le donne – costrette ad aborti forzati – che violavano la legge del figlio unico, la cosiddetta legge della «politica di pianificazione familiare».

Per questo, quindi, leggere l’autobiografia di Li Cunxin, ex stella della danza mondiale, può essere un’ottima occasione per conoscere un po’ più da vicino la storia del Paese del dragone e riflettere sui passi da gigante compiuti in campo economico ma quanti ancora ne deve fare sul piano dei diritti umani.

Li Cunxin – nato come Chen Guangcheng nella provincia di Shandong – ha chiesto asilo agli Stati Uniti per allontanarsi da un Paese nel quale non si riconosceva più e ha poi deciso di trasferirsi definitivamente in Australia, a Melbourne, dove vive con la moglie e i loro due figli.

Ne L’ultimo ballerino di Mao (Cairo editore) – venduto in oltre venti Paesi del mondo e diventato un film diretto da Bruce Beresford – racconta l’incredibile storia della sua vita, che ha il sapore della fiaba.

Sesto figlio di una coppia di contadini, Li Cunxin nasce in un minuscolo villaggio nel nord della Cina. La sua famiglia è così povera che l’unico cibo presente in tavola sono gli ignami secchi. Con un’unica eccezione: le leccornie della sera di Capodanno, quando mamma prepara i ravioli di cavolo e maiale al vapore.

La sua vita, come quella dei suoi fratelli, è già segnata. Una vita di stenti su un pezzetto di terra poco redditizio. La stessa di mamma e papà, degli zii, dei suoi amici della comune. Ma con una speranza: perché c’è il presidente Mao a guidare la Cina, e il presidente Mao vuole ricchezza e felicità per tutti. Li cresce così, come altri milioni di persone, diviso tra la dura realtà della vita di tutti i giorni e lo studio del Libretto rosso che promette giorni migliori.

Finché un giorno a scuola si presentano alcuni emissari della signora Mao per scegliere bambini da inserire nell’Accademia di danza di Pechino. Li non ha mai visto un balletto e non sa nemmeno dove si trovi Pechino, ma ha le dita dei piedi lunghe e, forse per questo, alla fine viene scelto per entrare in accademia. E da quel giorno la sua vita cambia per sempre.

A nove anni lascia il suo villaggio, gli amati genitori, i fratelli, gli amici e si trova catapultato in un nuovo mondo. I primi anni sono davvero difficili: Li non parla bene il mandarino e il suo dialetto non gli permette di socializzare con gli altri studenti; gli insegnanti sono troppo severi; le guide politiche incutono paura. Il suo unico salvagente in mezzo a tanta tristezza è la trapunta di mamma dove, ogni sera quando va a dormire, nasconde la faccia e piange.

Fino alla svolta. Li si rende conto della grande opportunità che il destino gli ha offerto. Capisce che la danza è la sua unica occasione di affrancarsi dalla miseria. Vede alcuni film di balletti; s’innamora di Vasil’ev, Nureyev, Barišnikov, e comincia a desiderare che quel mondo diventi anche il suo. Un seminario negli Stati Uniti presso lo Houston Ballet gli dà l’opportunità di sperimentare una libertà mai immaginata. Così decide di rimanere in Occidente, pur nella consapevolezza che il governo cinese non gli permetterà di rivedere i suoi cari. Una decisione a cui segue una bufera mediatica e un incidente diplomatico che vedrà coinvolti l’Fbi e l’allora vicepresidente George Bush Sr. E sarà proprio da lì che, dopo mille traversie, tanto coraggio, talento e un pizzico di fortuna, Li inizia la sua ascesa all’olimpo della danza che per vent’anni lo porterà a esibirsi nei teatri più importanti del mondo.

Elena Grimi

 


Elena Grimi, laureata in Lettere moderne all’Università Cattolica di Milano, è giornalista pubblicista dal 2000. Ha iniziato a lavorare nel 1996 presso la Giorgio Mondadori dove per anni, come redattrice, si è occupata di guide turistiche e libri d’arte; dal 2006 è passata alla narrativa per la Cairo editore. Tra le collaborazioni giornalistiche: L’Indipendente, Bell’Italia, Airone.

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