Matrimoni precoci e forzati: attenzione e risoluzioni ONU

sposeNel 2020, se non cambiano le linee di tendenza, 152 milioni di ragazzine nei paesi in via di sviluppo saranno spose bambine. Il mondo non può continuare così.

La direttrice di Un Women lancia l’allarme durante l’incontro “He for She” tenuto a battesimo dalla nuova ambasciatrice di buona volontà dell’Onu Emma Watson; il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini le fa eco, in previsione del forum che aprirà lunedì all’Onu con Kate Gilmore, vice direttore esecutivo di Unfpa, l’agenzia Onu per la popolazione. All’evento parteciperanno Canada, Yemen, Zambia; una ragazza nigeriana e una keniota racconteranno la loro condizione di spose bambine.

I matrimoni precoci e forzati hanno conseguenze devastanti, a volte persino letali. Oggi una ragazza su tre nei paesi in via di sviluppo si e’ sposata prima dei 18 anni: circa 70 milioni di spose bambine, il 30% del totale con meno di 15 anni. Le vittime dei matrimoni forzati non scelgono il proprio destino e sono segnale per tutta la loro esistenza: perdono la possibilità di ricevere una istruzione, sono soggette a gravidanze precoci e ripetute, spesso sono vittime di violenza domestica.

La comunità internazionale è sempre più consapevole che tutto questo e’ una grave violazione dei diritti umani: eliminare questa pratica è essenziale per raggiungere l’obiettivo più ampio e imprescindibile della parità tra i sessi . Nel 2013 l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una risoluzione sui matrimoni forzati con il consenso di oltre 100 co-sponsor. Nel 2014 l’Unione Africana ha lanciato con l’Unpfa e l’Unicef una campagna biennale per porre fine ai matrimoni precoci e alla mutilazione genitale femminile.

I matrimoni precoci e forzati sono anche un ostacolo per lo sviluppo: è importante che l’abolizione di questa pratica rientri tra i target dell’agenda post 2015. Negli ultimi decenni stanno diminuendo, ma ancora troppo lentamente. E’ essenziale sollecitare l’attenzione pubblica su un fenomeno che si radica nella povertà e genera discriminazione, violenza, arretramento culturale. L’obiettivo deve essere quello di arrivare a una riduzione significativa in cinque anni e all’eliminazione della pratica nell’arco di una generazione.

Fonte: onuitalia.com

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