Messico: migranti vittime invisibili sui “treni della morte”

Ogni giorno decine di migliaia di donne, uomini e bambini viaggiano attraverso il Messico senza regolare permesso come migranti irregolari. Sono per la maggior parte centroamericani: provengono da El Salvador, Guatemala, Honduras o Nicaragua, e intraprendono il viaggio per raggiungere gli Stati Uniti nella speranza di una vita migliore, libera dalla povertà, dall’insicurezza e dalla mancanza di opportunità.

Migranti attraverso il Messico

Uno dei viaggi più pericolosi al mondo

Il loro è uno dei viaggi più pericolosi al mondo. Ogni anno in Messico migliaia di migranti vengono rapiti, minacciati, picchiati, torturati e a volte uccisi da bande criminali. Si hanno anche evidenze di abusi commessi da agenti dello Stato.

Per la maggior parte della società messicana le loro morti, come le loro vite, sono invisibili. I familiari delle vittime che non tornano a casa hanno poca speranza di sapere cosa ne è stato dei loro cari. Questi viaggi costituiscono un pericolo per tutti i migranti, ma le donne e i bambini, soprattutto i bambini che viaggiano da soli, sono particolarmente vulnerabili ed esposti al rischio di abusi da parte di membri di gang criminali, altri migranti e pubblici ufficiali. Sei donne su dieci hanno subito abusi sessuali.

Le ONG denunciano

Queste le denunce di Amnesty International (AI), che nell’aprile 2010 ha pubblicato il rapporto “Vittime invisibili: migranti in movimento in Messico”. Un documento che evidenzia i risultati di una indagine condotta dai ricercatori di AI nel 2008 e nel 2009 tra Città del Messico, Chiapas, Oaxaca, Tabasco e Veracrus dove, secondo il Servizio Nazionale di Migrazione, la maggior parte dei migranti è detenuta dalle autorità. I ricercatori, per portare a termine l’inchiesta, hanno intervistato un centinaio di migranti e consultato ricerche di altre ONG che lavorano a sostegno dei migranti.

Nel 2009 la Commissione Nazionale dei Diritti Umani del Messico (CNDH) ha pubblicato un rapporto sui preoccupanti livelli di rapimenti di migranti da parte di bande criminali. Il rapporto conclude affermando che circa 9.758 persone sono state rapite nei sei mesi tra il 2008 e il 2009, di cui almeno 57 minori. Su 157 donne rapite almeno due sono state uccise, altre stuprate.
La CNDH chiede alle autorità messicane di migliorare le misure di sicurezza per prevenire questi abusi e di rimuovere gli ostacoli che spingono i migranti a non denunciarli.

Violenze sulle donne migranti

“Per tutto il tempo loro ci hanno picchiato, ci coprivano gli occhi e le bocche. Hanno ucciso la mia amica perché non aveva parenti che la potessero aiutare, e lei non sapeva dare loro alcun numero di telefono. Allora le hanno sparato due colpi alla testa e l’hanno lasciata sanguinare di fronte a me per tre ore per intimorirmi… Il posto dove mi hanno rinchiusa era un’ampia, scura e sporca casa che puzzava. Per due giorni ho dormito a terra senza coperte. Mi davano solo da mangiare una volta al giorno e un po’ d’acqua. Gli uomini che mi hanno rapita mi hanno denudata e violentata. In questo posto ho sentito per tutto il tempo lamenti e grida di altre persone”. Questa è la cruda testimonianza di una donna salvadoregna intervistata dai ricercatori di AI.

Negli ultimi anni l’Istituto Nazionale delle Donne (INMUJERES) e l’Istituto Nazionale del Chiapas per le Donne hanno costituito piccole cliniche in Tapachula e Arriaga per fornire supporto medico e psicologico alle donne migranti che hanno subito violenza sessuale, ma molto c’è ancora da fare, a cominciare dalle indagini sulle violenze e sulle sparizioni.

Cartolina campagna migranti messicoSparizioni e omicidi

Il rapporto di Amnesty International denuncia fra l’altro che centinaia di migranti irregolari spariscono o sono uccisi ogni anno durante il loro viaggio verso il nord. Il viaggio è molto pericoloso anche a causa della sua precarietà. Spesso i corpi non vengono identificati e sono seppelliti in tombe senza nome: il cimitero di Tapachula, nel Chiapas, contiene decine di queste tombe anonime.

Ma non ci sono statistiche sui migranti che spariscono, e questo ha giocato un ruolo molto importante nel limitare la conoscenza del problema e della sua gravità presso la società.

Inoltre le autorità messicane hanno contribuito ad aggravare la situazione degli abusi contro i migranti alla frontiera del nord. Nel gennaio 2010 il parlamento messicano ha presentato un rapporto dove risultava che 750 migranti erano morti nel 2009 mentre cercavano di passare la frontiera. La maggior parte dei casi viene archiviata senza che sia stata fatta un’autopsia sulla vittima, e non si intraprendono le misure minime necessarie per individuare le cause della morte.

Vittime invisibili, non ci sono dati

Amnesty International sostiene che il fallimento dello stato federale e dei singoli stati nel raccogliere, analizzare e pubblicare dati sulle morti dei migranti, oltre a evidenziare la scarsa conoscenza del fenomeno, impedisce lo sviluppo di reali misure per combattere gli omicidi e sottoporre a giustizia i colpevoli, oltre a negare ai famigliari delle vittime l’accesso alla verità e alla giustizia.

Riguardo alla precarietà del viaggio, non si deve dimenticare che i migranti rischiano anche incidenti sui treni, il mezzo di trasporto con cui intraprendono il viaggio. Incidenti gravi in cui rischiano di perdere anche entrambi gli arti inferiori o la vita. A volte sono le stesse gang criminali che gettano i migranti dal treno in movimento per poi rapirli. Oppure fermano i treni corrompendo il personale del treno e della sicurezza.

Agenti dello Stato impuniti

I migranti devono temere anche gli ufficiali dell’Istituto Nazionale Migranti che fanno un uso eccessivo della forza nelle operazioni di controllo. Come nel caso dell’aprile 2009 su cui indaga la CNDH, dove risulta che gli agenti hanno usato bastoni elettrici sui migranti. Non è affatto raro il caso in cui i migranti vengono derubati, ricattati e subiscono abusi dagli agenti di polizia, che anche quando sono denunciati restano impuniti. Ne segue una totale mancanza di fiducia negli agenti di Stato e nel sistema di giustizia, per cui sono pochissimi coloro che denunciano gli abusi sofferti o di cui sono stati testimoni.

La legge negata

Una legge dal 2007 garantisce un permesso di soggiorno temporaneo correlato alla soluzione del procedimento giudiziario per chi ha subito oppure è stato testimone di violenza. Nel 2007 in tutto il Messico sono stati rilasciati 10 visa, nel 2009 14 visa. Ed è riuscito a ottenerlo solo chi si è appoggiato ai rifugi dei migranti che danno informazioni e supporto su come ottenere il documento.

È solo grazie all’aiuto dei difensori dei diritti umani, in particolare preti delle comunità locali e avvocati che collaborano alla conduzione dei rifugi dei migranti, che questi non soccombono alle difficoltà del viaggio, compreso l’indebolimento dovuto alla mancanza di cibo, o l’atteggiamento xenofobo che spesso incontrano nelle comunità locali.

Tra i difensori dei diritti dei migranti ricordiamo padre Alejandro Soladinde Guerra, che gestisce un centro per migranti nello Stato di Oaxaca ed è stato minacciato sia dalle bande criminali sia dalle autorità locali per il suo lavoro in difesa dei migranti, così come capita a molti difensori dei diritti dei migranti.

La campagna di Amnesty International

AI nell’aprile 2010 ha lanciato una campagna per porre fine all’abuso dei diritti dei migranti.
AI chiede a gran voce alle autorità messicane di prendere atto delle terribili condizioni di viaggio che i migranti incontrano in Messico, e di assumere un impegno pubblico a riguardo adottando da subito le misure necessarie a implementare azioni efficaci per la tutela dei migranti.

Fonti:
Amnesty International:
Appello e informazioni sulla campagna migranti in Messico 
Intervista a padre Alejandro Solalinde 

Video “Migrants on the move in Mexico © Amnesty International”

La Repubblica: 
Galleria di Edgard Garrido, sopravvissuti ai treni della morte

Monica Mazzoleni (Coordinamento America Latina – Amnesty International)

 

 

 


Monica Mazzoleni, classe 1966, laureata in Scienze Politiche, Metodologia per la ricerca sociale, mi occupo di piccole medie imprese presso un istituto di credito. Dal 1994 sono attivista di Amnesty International, dal 2003 nel Coordinamento America Latina e dal 2007 in www.sdfamnesty.org. Amo leggere e sono inguaribilmente curiosa di tutto quello che non conosco. Mi diverto a rincorrere il continuo sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione, in particolare i social network.

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