Migranti: a Roma è “crisi umanitaria”

Medici per i diritti umani (Medu), sostengono che la situazione di tutela dei migranti a Roma è molto debole, a partire dall’assistenza sanitaria sino al sostegno per i traumi psicologici riportai in seguito alle torture subite in patria, oltre alla difficile comunicazione con l’amministrazione comunale.

Medu tre volte la settimana è presente con la sua clinica mobile in zona stazione Tiburtina-piazzale Spinelli/Chiaramonte. Ebbene, proprio in questa area «ogni giorno circa 150 migranti si trovano costretti a vivere in condizioni di estrema precarietà».
Una situazione, peraltro, che pare essere peggiorata nel tempo. Scrive ancora l’associazione: «Negli ultimi mesi, in concomitanza con l’aumento degli sbarchi, si è assistito infatti ad un progressivo ma significativo aumento delle presenze. Nel solo mese di giugno i medici della clinica mobile hanno effettuato 180 visite a 107 pazienti, riscontrando in molti casi importanti vulnerabilità».

Secondo i dati raccolti nel corso delle attività dell’organizzazione, la popolazione presente è costituita soprattutto da migranti arrivati dall’Eritrea, che costituiscono ben il 60% del totale. Seguono quelli arrivati da Sudan e Sud Sudan, 30% in tutto, seguiti da somali, curdi iracheni, etiopi, siriani e, in generale, persone dell’Africa centrale e occidentale. Un dato piuttosto allarmante, inoltre, è che il 9% dei pazienti sono minori stranieri non accompagnati. Il 4% è costituito da donne.

I migranti che si sono rivolti a Medu presentavano problematiche sanitarie legate sia alle condizioni di vita attuali, sia al viaggio fatto per raggiungere l’Italia. La gran parte di loro, infatti, ha dichiarato di essere stata sottoposta a tortura o ad altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti in Libia lungo le rotte migratorie e nei luoghi di detenzione. La maggior parte, dunque, si trova in condizioni psico-fisiche estremamente precarie.

Tutte le persone incontrate dall’organizzazione sono state sottoposte alle procedure di identificazione al momento dello sbarco.
Nessuno di loro, dunque, vive nell’anonimato. Le ragioni per cui sono finiti per strada, infatti, sono di tutt’altro genere: la difficoltà di accedere alla procedura di relocation per gli eritrei, la volontà di raggiungere altri paesi europei, in particolare la Francia, per i sudanesi.

Il 54% degli eritrei racconta di essere stato accolto alcune settimane o alcuni mesi in centri di accoglienza di vario genere in diverse parti d’Italia subito dopo lo sbarco, ma di non aver ricevuto alcuna informazione e alcun sostegno in merito al programma di accoglienza.
Le persone che tentano di attraversare il paese diretti in Francia, arrivano invece a Roma a pochi giorni dallo sbarco in condizioni di estrema vulnerabilità

«Riteniamo fondamentale che le istituzioni di Roma Capitale e la Cabina di regia recentemente istituita presso la prefettura si impegnino – per quanto possibile nell’ambito di una situazione determinata da fattori e politiche nazionali e internazionali – a trovare una soluzione adeguata a quella che possiamo definire una “crisi umanitaria permanente” nella nostra città che rende le persone coinvolte sempre più esposte a violenze e abusi ed esaspera e polarizza il dibattito politico e sociale sul tema della migrazione», si legge nella lettera.

Fonti: https://www.osservatoriodiritti.it/

 

No comments.

Leave a Reply


7 − 5 =