Monica Romano: attivista, donna, transgender

RomanoRealtà trans* e normalità sono concetti compatibili fra loro.

Ciao Monica, ti ringrazio per aver concesso questa intervista a Segnali di Fumo. Inizierei col chiederti una breve auto-presentazione: chi è Monica Romano? Come si vede in questo momento della sua vita?

Sono una donna transgender che vive a Milano e si occupa di amministrazione del personale in uno studio di consulenza del lavoro. Sono, da più di 15 anni, attivista del movimento LGBTI italiano e autrice di due libri sulla tematica transgender. Ho una compagna, due cani, una quotidianità simile a quella di tante altre persone.

Vorrei che spiegassi ai lettori di SdF la differenza tra le parole transessuale e transgender, e quali persone rientrano sotto la denominazione Trans*

La transessualità (o transessualismo) è la condizione di coloro che hanno un’identità di genere non corrispondente al sesso biologico. La quinta edizione del DSM, il manuale per la classificazione dei disturbi mentali più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi in tutto il mondo, riferendosi alla condizione transessuale, ha sostituito la dicitura “Gender Identity Disorder” (“Disturbo dell’identità di genere”) con la dicitura “Gender Dysphoria” (“Disforia o disagio di genere”), facendo un importante passo avanti verso la depsichiatrizzazione della condizione trans. È infatti importante ricordare che gli attivisti e i movimenti transgender a livello internazionale rifiutano l’inquadramento psichiatrico della loro condizione, trovando adesioni sempre più consistenti nella comunità scientifica internazionale.

Il termine transgender è stato coniato dalla militante statunitense Virginia Price negli anni Settanta: “Il transgender si basa sull’idea che la totalità dell’esistente non sia riconducibile ad una logica binaria, contrapponendosi a quelle teorie definite ‘di mantenimento dello status sociale’ che impongono concetti dualistici come positivo/negativo, giusto/sbagliato, buono/cattivo, bianco/nero e, appunto, maschio/femmina e uomo/donna” (da Velena H., Manifesto del transgender,1994). I movimenti e gli attivisti/e transgender a livello internazionale hanno deciso di abbandonare gradualmente il termine transessuale, termine coniato dal mondo scientifico per definire, normare e inquadrare nella patologia la condizione trans, in favore di transgender, termine politico coniato dal movimento.

Parli spesso di “Orgoglio T”: di che cosa dovrebbe andare fiera, orgogliosa, una persona transgender?

Di ogni vittoria nell’ambito della conquista di un diritto di cittadinanza che per la maggior parte delle persone è cosa scontata. Mi riferisco ad esempio al diritto al lavoro, vero motore dell’integrazione sociale. In Italia, le persone transgender incontrano barriere, muri spesso invalicabili all’ingresso del mercato del lavoro, che la letteratura a riguardo ha ben documentato. Per una persona transgender spesso è complicato anche trovare una casa, o esercitare il diritto allo studio, soprattutto nelle scuole primarie e secondarie. Nelle università le cose stanno cambiando in meglio da diversi anni; sono sempre di più gli atenei che riconoscono la possibilità di avere sul libretto il nome coerente con il genere di elezione. Ma resta difficile proteggersi dalla transfobia che ancora permea la nostra società.
I dati dell’anno scorso relativi agli omicidi di persone transgender e alle violenze subite, da noi raccolti in occasione del “Transgender Day of Remembrance”, riportavano ancora una volta uno stato di cose decisamente allarmante. Le persone transgender risultano, come ha documentato anche l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del ministero delle Pari Opportunità), fra le categorie sociali più esposte a discriminazione e violenza.

Come dovrebbe comportarsi una persona esterna al mondo LGBTI per far sentire a proprio agio un’altra che invece ne fa parte? In particolare, come ci si deve relazionare con una persona trans* per non mancarle di rispetto?

La risposta secondo me è piuttosto semplice: è sufficiente rapportarsi a una persona transgender come a una qualsiasi altra persona dello stesso genere, rispettando quindi l’appartenenza della persona trans al genere d’elezione. Portando l’esempio di una donna transgender (MTF, Male to Female), sarà sufficiente avere l’atteggiamento che si ha normalmente con qualsiasi altra donna della propria cerchia di amicizie e relazioni.

Parliamo di donne e mondo del lavoro: al giorno d’oggi, anche in Occidente, è molto facile essere discriminate sul posto di lavoro (disparità di salario, molestie sessuali, domande indiscrete sul nostro stato civile e/o sui figli etc.) e l’accesso a una carriera professionale ci risulta più difficoltoso rispetto ai nostri colleghi maschi. Secondo te, in un mondo ancora così maschilista, che cosa dobbiamo fare ancora per veder riconosciuti i nostri diritti?

Non credere che la battaglia contro la misoginia sia vinta, perché non è così. Lo dimostrano i dati relativi alla disparità retributiva fra uomini e donne a parità di mansione e quelli, spesso sottovalutati, sullo stalking e sul femminicidio. Occorre che ci riappropriamo del femminismo come strumento e lo rendiamo popolare, uscendo dalle élites, in cui ci siamo un po’ rinchiuse, di intellettuali, attiviste, scrittrici, artiste e professioniste. Occorre tornare a parlare con le impiegate, le operaie, le casalinghe, dare nuova linfa ai gruppi di autocoscienza. Le attiviste del movimento Se non ora quando erano riuscite, qualche anno fa, a fare breccia nel cuore delle donne e a farle scendere in piazza. Dobbiamo riprovarci.

orgoglio transgenderVorrei che commentassi la seguente frase di Laverne Cox, attivista che immagino conoscerai…I’ve said loving transgender people is revolutionary, but I think loving women – really loving women – is revolutionary too, in a social context that is deeply misogynistic, deeply does not celebrate women…” (da una intervista fatta a Laverne Cox, HuffPost Women USA)

Laverne Cox è una donna di grande intelligenza, e anche in questo caso ha ragione. Misoginia e transfobia hanno origine nello stesso retroterra patriarcale e maschilista. È ora di unire le forze!

Grazie per la collaborazione e in bocca al lupo per i tuoi progetti!

 

 Martina Manfrin

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