Multinazionali svizzere obbligate alla responsabilità sociale

csrLa commissione di politica estera del Consiglio nazionale svizzero ha approvato, anche se di stretta misura (11 voti a 10 e 2 astensioni), una mozione che obbligherà le aziende svizzere con attività all’estero – come le società attive nell’estrazione e nel commercio di materie prime – alla diligenza a livello di diritti umani e di protezione dell’ambiente.

Il Consiglio federale dovrà ora elaborare una proposta di revisione del diritto societario: in particolare si dovrà stabilire a quali condizioni le piccole e medie imprese potranno eventualmente essere esonerate da questo obbligo e fare in modo che la nuova regolamentazione non disincentivi le imprese già virtuose in tal senso.

Da tempo i partiti di sinistra e le organizzazioni ecologiste chiedono alle autorità di regolamentare il settore del commercio delle materie prime e tuttavia esiste una minoranza consistente che avversa tali misure perchè ritiene che possano determinare uno svantaggio concorrenziale per le imprese con sede in Svizzera.

In particolare è al centro delle polemiche il colosso delle materie prime Glencore – la cui sede si trova a Baar (ZG) – accusato da diverse Ong di generare utili a scapito dei diritti umani e nei confronti del quale finora il Consiglio federale è intervenuto solo con raccomandazioni non vincolanti.

Lunedì scorso, la Dichiarazione di Berna (DB) ha proposto l’istituzione di un’autorità di sorveglianza per il settore delle materie prime, con l’intento di regolare le attività delle società che operano sul territorio elvetico, imponendo doveri di diligenza e obblighi in materia di trasparenza. Una tale autorità, secondo DB, contribuirebbe a difendere la reputazione e l’integrità della piazza elvetica delle materie prime e al mantenimento di condizioni-quadro concorrenziali.

Fonte: tio.ch

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