New technology e creatività possono proteggere gli attivisti dei diritti umani

Fonte: Magazine WIRE di Amnesty International- n. 43 settembre/ottobre

Hai scritto su un blog criticando le forze di polizia e sicurezza del tuo paese per aver attaccato e detenuto attivisti per i diritti umani. Hanno portato via persone che tu conosci personalmente, alle quali è stato negato un equo processo e a volte sono state torturate. Le loro famiglie non hanno avuto notizie di loro per settimane e non sanno neppure se sono vive.
Recentemente, la polizia sta controllando ogni tuo movimento. Temi che possano prendere anche te, in qualsiasi momento. Se lo fanno, vuoi farlo sapere agli altri, velocemente e facilmente, mentre ancora puoi.
Questo scenario è effettivamente reale per molte persone che difendono i diritti umani.
Questo è il motivo per cui Amnesty sta guidando un progetto per sviluppare nuovi strumenti digitali per proteggere gli attivisti. Agli inizi di questo anno abbiamo condiviso on line un hackathon con IDEO,  leader nel design e nella consulenza dell’innovazione. In un hackhaton si incontrano designers e ingegneri software con esperti di un settore per collaborare nel risolvere specifici problemi.

Il loro obiettivo: come può la tecnologia aiutare gli attivisti dei diritti umani che devono affrontare una detenzione illegale?
Nove concetti vincitori sono stati scelti su 320 proposte. Uno di queste è ora in fase di sviluppo da parte di Amnesty. Si tratta di una applicazione, app, per cellulare “one-click”,  per persone in imminente rischio di essere detenute.

L’applicazione dovrebbe permettere di spedire  informazioni urgenti ad amici, famigliari e importanti contatti semplicemente toccando lo schermo del cellulare.
In futuro, in questo modo, si sarà in grado di attivare tutta una  catena di eventi, incluso la spedizione ai propri contatti della propria posizione GPS e avvisare loro di cancellare i file dal proprio computer, oppure caricare messaggi scritti in precedenza su Twitter e Facebook.

“Questo è il bello dello sviluppo dei programmi open source” dice Tanya O’Carroll, Technology and Human Rights Project Officer, che guida il progetto di Amnesty con il nostro Director of Digital Communication, Owen Pringles.
“Una volta che alert app è uscito da qua, altri potranno prenderlo e svilupparlo in una moltitudine di nuove varianti, specializzate per regione, argomento e necessità. Questo renderà alle autorità più difficile rintracciare ma mette anche il controllo direttamente nelle mani degli attivisti” .

Queste idee sono parte di una crescente tendenza di combinare tecnologia e attivismo in modi creativi.
Per esempio la keniana organizzazione Ushahidi, che significa “testimonianza” in Swahili, ha aiutato testimoni oculari a raggiungere molte più persone.
Ha usato un servizio che linka live reporting a una Google Map Location via SMS o web.
Questo, da solo, a portato a un più vasto scrutinio pubblico ma dice anche agli altri attivisti dove concentrare i loro sforzi e anche quali aree evitare per sicurezza.

Concetti simili sono stati usati su vasta scale per proteggere i diritti umani.
In Burundi, Kyrgyzstan e Messico, Ushahidi è stato usato per diffondere report sulla frode delle elezioni.
In Bangladesh “Bijoya” documenta attacchi contro le donne.
La  “NigeriaSecurity Traker” espone tutti i tipi di crimini.
Il progetto Anmnesty International USA eyesonsyria.org documenta abusi dei diritti umani in Syria
E la LRA Crisis Tracker ha documentato assalti e violenze da parte dalla Congolese Lord’s Resistance Army dal 2009.

Il mondo digitale crea nuovi rischi come nuove possibilità. “Le persone a rischio non dovrebbero essere messe in maggiore pericolo a causa delle teconologie digitali, che potrebbero essere usate per identificarle o trovarle” dice Sherif Elsayed-Ali, Amnesty’s Head of Refugee and Migrants’ Rights.

Sicurezza dei dati e l’anonimato sono state quindi le basi guida del progetto,  e sono stati i punti critici considarati dai contributors al june 2012 Hackthon in Berlino, San Francisco e altre città, organizzati da Random Hacks of Kindness (RHoK).

La sfida chiedeva come la tecnologia avrebbe potuto monitorare abusi affrontati dai rifugiati e migranti, senza compromettere la loro sicurezza e identità.
In San Fancisco, gli attivisti hanno sviluppato il concetto di un network online che sia in grado di rendere  le persone che stanno migrando in grado di spedire messaggi ad amici e famigliari, dando informazioni sulla loro posizione.
Una variante di ciò, si sta già sviluppando per migranti che passano per i rifugi del Messico. Sarà loro reso disponibile uno spazio online sicuro per mettersi in contatto con i loro cari. Le persone potranno anche condividere valide informazioni riguardanti la sicurezza o meno di strade, i luoghi di facile accesso  all’acqua lungo la via, e rintracciare dove e quando qualcuno, che è scomparso, ha alloggiato per l’ultima volta.

Noi speriamo che il primo prototipo possa presto essere testato in situazioni reali.
Per le persone a rischio di abusi dei diritti umani usare le nuove tecnologie in modo creativo potrebbe essere una salvezza. Questo è alche il primo passo nella rivoluzione dell’approccio di Amnesty nell’usare la tecnologia per proteggere i diritti umani.

Traduzione di Monica Mazzoleni (La Redazione)

Fonte: Wire

 

 

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