Nigeria: liberate 82 ragazze rapite da Boko Haram nel 2014

Sono 82 le ragazze che Boko Haram ha rapito nell’aprile del 2014 e che oggi, a distanza di tre anni, stanno tornando a casa.

Il gruppo terroristico affiliato allo stato Islamico, che da alcuni anni controlla diversi territori nel nordest della Nigeria, ha accettato di liberare le ragazze dopo intensi negoziati con il governo federale in cambio del rilascio di alcuni sospetti militanti islamici che erano detenuti nella carceri nigeriane.

Il rapimento

Le ragazze rapite erano in tutto 276, per la maggior parte cristiane, ed erano state prelevate il 14 aprile 2014 da un dormitorio della scuola femminile di Chibook. Il loro rapimento ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica di tutto il mondo che a gran voce aveva chiesto il loro rilascio con una campagna legata all’hashtag #BringBackOurGirls.

Oggi 82 di loro saranno ricevute dal presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, nella capitale Abuja.

 Ancora sconosciuto, invece, il destino di altre 113 ragazze. Alcune delle studentesse liberate o fuggite in precedenza hanno raccontato che molte delle loro compagne sono morte di parto, oppure uccise durante i bombardamenti contro Boko Haram. Quelle di loro che si sono convertite all’Islam sono state sposate dai miliziani, mentre le altre sono state ridotte in uno stato di schiavitù.

Minori negli attacchi esplosivi

Una delle peggiori sorti che potrebbero essere capitate a queste giovani è quella di essere state utilizzate come bombe umane.

Da uno degli ultimi rapporti dell’Unicef, infatti, emerge che in Nigeria Boko Haram si serve sempre più frequentemente di minori per realizzare i propri attacchi con gli esplosivi.

Dal 2014 ad oggi sarebbero almeno 117 gli attacchi eseguiti da bambini nella regione del bacino del Lago di Ciad e nell’80% dei casi le bombe erano attaccate al corpo di bambine che erano state drogate prima della missione.

Il rapporto Unicef ‘Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad’ documenta come spesso i bambini che vengono catturati sono guardati con grande sospetto quando ritornano nelle loro comunità e finiscono per essere stigmatizzati o vittime di rappresaglie e, nel migliore dei casi, comunque condannati al silenzio.

 

Luisa Casanova Stua

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