Noi contro loro

Un giovane nigeriano richiedente asilo insultato, accoltellato e investito. Un comune del Nord che con un referendum dice no all’arrivo di migranti stranieri. Un video dove dei ragazzi si divertono a chiudere due rom nel gabbiotto dei rifiuti. Notizie vere, riportate di recente ovunque. Allo stesso tempo, sempre di recente, si è celebrata la Giornata internazionale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali.

Curioso e paradossale: da una parte storie di vita attuale, di chi lascia la terra d’origine per una vita migliore e finisce con l’essere discriminato per la sua diversità. Dall’altra la Storia, che rivive le dolorose lotte fatte in nome della diversità, in una giornata internazionale e nella memoria collettiva di chi il passato non solo lo ricorda ma lo capisce e impara.

Storia maestra di vita. Ma conoscenza e consapevolezza storiche crescono se trovano un terreno fertile, altrimenti tutto muore. Sul terreno della nostra quotidianità crescono i fatti di razzismo e di violenza verso chi è visto come un antagonista per il colore della pelle. Un problema sociale per la comunità. Un “rifiuto umano”. Questo è spesso frutto di un sentimento diffuso di paura, che nasce naturalmente quando si innesca l’incontro-scontro con ciò che non si conosce e che è “straniero” rispetto al proprio mondo. Ma non solo. Prima di tutto è frutto di specifiche scelte e misure da parte di chi, questo sentimento, lo vuole governare e fomentare.

Politiche di esclusione e separazione anziché di inclusione e integrazione. Un uso distorto e fuorviante dei canali di comunicazione, pubblici e privati. Un linguaggio bellicoso: i beni personali come terra, lavoro, ricchezza vanno difesi dal nemico. Sono pericoli reali sia per le storie di vita attuale in senso particolare, sia per la Storia in senso universale.

Così infatti si rischia che resti il formalismo secco e asciutto di una ricorrenza vuota. Che il valore sostanziale sparisca. O per usare le parole del segretario generale di Amnesty sul “cinico uso della narrativa del noi contro loro”: “Così si rischia di dare via libera ai lati più oscuri della natura umana”.

Leggi anche Rapporto annuale 2016-2017 di Amnesty International

 

Francesca Manenti

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