People – Prima le persone, sempre

Un lunghissimo e colorato corteo sotto un cielo plumbeo, metafora forse di tempi non facili. Sabato 2 marzo a Milano oltre 200.000 persone hanno partecipato alla manifestazione “People – Prima le persone”, indetta da più di una decina di associazioni e organizzazioni no-profit, da Amnesty International Italia a Emergency, dall’Arci alle Acli, dai Sentinelli di Milano all’Anpi, fino a Medici senza Frontiere. E a questi si è aggiunto un elenco lunghissimo di altre associazioni, rappresentanze sindacali, qualche partito, alcuni volti noti, come il sindaco di Milano Beppe Sala, Gad Lerner, Gino Strada, Laura Boldrini, Claudio Bisio, Ornella Vanoni e la cosiddetta società civile, che non si dà per vinta, che non può pensare di essere minoranza in questa battaglia per l’uguaglianza.

Alla testa del corteo, tanti bambini, i genitori, le scuole, perché questo presente fosco può invertire rotta solo cominciando dal nostro futuro. Contro i muri, la regressione sociale e morale, l’erosione dei diritti e ogni genere di discriminazione, questa manifestazione ha raccolto il testimone di quella altrettanto riuscita e ancora viva nel ricordo di molti, intitolata “Insieme senza Muri”, che sempre a Milano sfilò nel maggio 2017.

Da allora tante cose in Italia e nel mondo sono cambiate, per moltissimi versi in peggio. Il mondo è sempre più insicuro, nel Mediterraneo i migranti continuano a morire e chi riesce ad approdare racconta di trattamenti disumani nelle carceri libiche. La lista delle ingiustizie e dell’annichilimento dei diritti umani è lunga e si inserisce in una vasta campagna di diffamazione e di aperto contrasto al lavoro delle Ong che ogni giorno lavorano dalla parte delle persone, nessuna esclusa, come racconta il recente rapporto di Amnesty: “Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile”.

Ritrovarsi a sfilare per le vie di Milano è stata l’occasione di marciare fianco a fianco, di guardarsi, di contarsi, di sorridere, ballare e cantare. È stato confortante lo stupore di incrociare volti di conoscenti che solitamente non passano per essere degli assidui frequentatori delle manifestazioni. Segno, forse, di una necessità sempre più impellente di dimostrare che siamo in tanti e pronti a respingere quest’ondata populista, razzista, fascista, che giorno dopo giorno sembra sempre più capace di inghiottire tutto e tutti.

“Saremo la maggioranza a voler invertire la rotta?”, si chiede una signora arrivata da Viareggio, attivista di un gruppo che si chiama “Porti Aperti”. Non sa rispondere ma è convinta che un giorno ci sarà un risveglio, si smetterà di utilizzare le persone che si muovono e che soffrono come distrazione di massa per fini elettorali.

Ma per questo risveglio è necessario che tutti facciano la loro parte. Non serve fare gli eroi, spiega un altro manifestante, che di lavoro fa il drammaturgo e che nel suo piccolo fa inclusione attraverso un laboratorio teatrale frequentato da giovani di varie nazionalità. Certamente la strada è lunga, il 2 marzo ne abbiamo percorso un altro piccolo e significativo tratto e, come recitava il bello striscione di Amnesty, “sui diritti non si torna indietro”.

Micol Barba

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