Polonia: stop al disboscamento della foresta dei bisonti, ma il popolo Sami è ancora in pericolo

In Polonia, il governo aveva deciso il disboscamento su scala industriale di una delle ultime grandi foreste primarie del Vecchio Continente, che ospita linci, lupi e la maggiore popolazione di bisonti europei.
Il piano è stato fermato dalla Corte di giustizia europea.“Ora il ministro dell’Ambiente polacco Henryk Kowalczyk deve ritirare le decisioni che hanno dato il via libera a una intensa opera di disboscamento”, ha commentato Andreas Baumueller, responsabile dell’ufficio politiche europee del Wwf.

Tra il 2000 e il 2013 il tasso di perdita di superficie intatta nella Great Northern Forest è stato di circa 2,5 milioni di ettari l’anno: una volta e mezza superiore a quello della foresta pluviale amazzonica per la maggior parte dello stesso periodo. “Oltre all’impatto ambientale diretto, c’è da considerare la minaccia che il disboscamento rappresenta per le comunità indigene Sami che abitano la regione boreale: i pastori delle renne hanno bisogno di vaste aree di pascolo naturale ma anche delle foreste in cui i licheni, il cibo principale delle renne, sopravvivono in condizioni estreme”, osserva Martina Borghi, responsabile della campagna foreste di Greenpeace.

Difendere le foreste e i 240 milioni di persone che vivono in regioni boscose è però un’attività ad alto rischio. Nel 2017 sono stati 312 i difensori dei diritti umani uccisi. Il 67% di questi omicidi sono avvenuti ai danni di attivisti ambientali.

Fonti: http://www.repubblica.it/

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