Scuola: prevenzione e contrasto ad ogni forma di bullismo. Amnesty sostiene la campagna “Stop Bulling”

A scuola più delle metà delle volte la parola gay è utilizzata come un insulto.

Lo hanno raccontato 1.117 studenti italiani tra i 13 e i 20 anni che hanno risposto al questionario online del Centro Risorse Lgbti con l’Associazione “Progetto Alice”, parte di uno studio europeo in partnership con la Columbia University di New York e l’organizzazione statunitense Gay, Lesbian & Straight Education Network.

La ricerca è stata presentata venerdì a Torino in occasione dell’incontro annuale della rete Ready che raggruppa amministratori pubblici impegnati contro le discriminazioni dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Alla domanda “Quanto spesso senti la parola ‘gay’ usata in modo dispregiativo?” nel corso dell’ultimo anno di studi, il 22,5% risponde frequentemente e il 36,6% dice spesso, il 26,3 afferma di averla sentita qualche volta e meno del 15% risponde raramente o mai. Il 58,8% afferma di aver sentito altri commenti omofobi a scuola, il 24,8% ne ha sentiti soltanto qualche volta. La percentuale di chi ha sentito poche volte o mai frasi discriminatorie e insulti è sotto il 19%.

Il 46% degli intervistati risponde che i commenti omofobi sono pronunciati da pochi studenti, il 37% afferma che sono soltanto alcuni a pronunciarli. Sorprende invece che anche gli insegnanti si lascino andare a certe espressioni. Il 3,1 degli studenti che hanno partecipato alla ricerca afferma che i docenti fanno commenti omofobici spesso e il 17,2 risponde che li fanno qualche volta. “Le scuole dovrebbero lavorare di più su questo ambito – riassume Valeria Roberti, project manager del Cento Risorse Lgbti – Il clima non sembra positivo e non è l’ambiente migliore per fare coming out”.

In generale “emerge che il ruolo dei docenti non è discriminatorio, ma è silente”, continua Roberti.

Soltanto il 26% degli intervistati afferma che la loro scuola ha un regolamento contro i bulli, molestie e offese, il 15% risponde che non c’è e il 59% non sa se ci sia. In rarissimi casi questi regolamenti hanno riferimenti alle discriminazioni dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere. Spesso l’iniziativa è lasciata agli studenti, come i corsi sulle tematiche Lgbt alle cogestione.

Verso tali iniziative si muove anche l’azione di Amnesty International. Dal 2014 le scuole amiche dei diritti umani, all’interno del progetto Europeo “Stop Bullying”, hanno iniziato ad progettare strategie e pratiche di prevenzione e contrasto alla discriminazione e al bullismo per migliorare il proprio ambiente scolastico e renderlo aperto e rispettoso dei diritti umani.

Studenti, docenti e personale parascolastico hanno creato una campagna di sensibilizzazione, elaborato norme da far rispettare a tutte le componenti scolastiche, scritto vademecum contro il bullismo e la discriminazione, creato delle vere e proprie “safe places“.

“Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, ad azioni offensive messe in atto da parte di uno o di più compagni.”
Dan Olweus, 1993

In Italia, il 15% degli studenti di età compresa tra 12 e 18 anni ha sperimentato diverse forme di bullismo, mentre il 10,4% ha riferito di subire ripetuti atti di esclusione da parte di propri pari.

Amnesty International considera il bullismo una violazione dei diritti umani poiché lede la dignità di chi lo subisce ed è contrario a principi fondamentali quali l’inclusione, la partecipazione e la non discriminazione.

L’articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti umani afferma che tutti devono poter usufruire dei diritti e delle libertà enunciati nella Dichiarazione “senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione“.

La possibilità di godere dei propri diritti senza discriminazione è uno dei principi fondamentali alla base del diritto internazionale e appare in quasi tutti i più importanti strumenti giuridici in materia di diritti umani.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

https://www.amnesty.it/

 

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