“Se n’è andato”

Danilo Maldonado MachadoL’artista dissidente Danilo Maldonado Machado, detto “El Sexto”, è stato rilasciato il 21 gennaio 2017. Era stato arrestato il 26 novembre 2016, poche ore dopo l’annuncio della morte di Fidel Castro, per aver scritto su un muro della capitale L’Avana le parole “Se n’è andato”. Informalmente accusato di aver danneggiato proprietà dello stato, è stato rilasciato senza alcuna accusa ufficiale dopo un’azione urgente di Amnesty International. Dalle “Buone notizie” di Amnesty International.

Tutti abbiamo letto la bella notizia con vera soddisfazione! Ma pensando che ancora oggi, a Cuba, per una piccola infondata accusa si può finire in carcere, mi chiedo cosa mai avrebbe potuto succedermi 14 anni fa quando ebbi l’avventura di trascorrere una vacanza a Cuba al tempo in cui Fidel Castro aveva pieni poteri.

Nella primavera del 2003, dopo aver trascorso alcuni giorni sull’isola di Cuba, decisi di concludere la mia vacanza nella soleggiata isola di Cayo Largo. Alloggiai in un discreto hotel che però non disponeva del telefono nelle stanze. Quindi, quasi ogni sera, scendevo per chiamare amici e parenti lontani, ciò che mi portò a familiarizzare con la telefonista dell’hotel. L’ultima sera della mia permanenza, la telefonista mi chiese se, ritornando all’Avana per rientrare in Italia, le avessi fatto la cortesia di portare un pacco per il figlio residente all’Avana che sarebbe venuto di persona a ritirarlo nel mio hotel.

Accettai volentieri l’incarico e, quando me lo consegnò, le chiesi cosa contenesse: “Della carne, mi disse, in città non possiamo permettercela…”. Ormai era tardi per rifiutarle il favore, ma da quel momento quel pacco mi pesò più di quanto avessi mai pensato: lo dovevo nascondere perché non era permesso viaggiare con quel tipo di merce, e inoltre mi chiedevo cosa mai ne avrei fatto di quel prezioso involucro, fra l’altro trafugato dalle cucine dell’hotel, se il figlio non si fosse presentato. Per fortuna arrivò e la cosa finì lì (almeno per me…).

Il secondo “incidente” riguardò un’intervista che, insieme a un’amica giornalista, avemmo occasione di fare a un dissidente politico che era stato pilota militare e aveva combattuto in Angola nell’aviazione cubana. Ci raccontò che, dopo aver svolto quella pericolosa missione in Africa, era poi diventato oppositore di Fidel Castro tanto da subire anni di carcere e di torture per infondate accuse di spionaggio. Ci fece dono di un documento che lui stesso aveva scritto insieme ad altri compagni: “La patria es de todos”, un prezioso manifesto che esprimeva una chiara denuncia contro le violazioni di quei diritti umani che da lunghi anni erano negati ai cubani. Vi si leggeva: “El gobierno cubano ignora la palabra oposiciòn: Los que no comparten su politica o simplement no la apoyan son considerados enemigos”…

Anche quella intervista avvenne, come l’episodio del pacco trasportato, in modo clandestino per le leggi di quel paese, per cui il ricordo che mi resta di quel soggiorno è legato alla paura di essere scoperta o di danneggiare altre persone costrette a vivere in un regime dove le libertà fondamentali erano negate.

Scuole e ospedali pareva fossero all’avanguardia; non ebbi modo di visitarli, ma non so immaginare un luogo felice, quale dovrebbe essere una buona scuola, se anche i bambini non possono esprimere liberamente i loro pensieri, o dove siano indottrinati secondo le idee di altri, o dove le carceri sono piene di coloro che hanno opinioni diverse da chi li governa.

Franca Fabbri


Ho insegnato per 30 anni nella Scuola Elementare partecipando a molti scambi con insegnanti di altri Paesi fra cui l’Inghilterra, la Scozia, l’Irlanda, il Galles e l’Alaska: i viaggi di cui scrivo sono proprio legati a esperienze di scambio con insegnanti di lingua inglese. Interessata alla cultura di altri Paesi, ho visitato Cile, Birmania, Yemen, Giordania, Palestina, Israele, Cuba, Egitto, Marocco. Ho sempre amato scrivere e uno dei miei racconti ha vinto il premio letterario nazionale “Nicholas Green”nel 1998. Ho curato tre libri scritti da pazienti dell’Istituto Oncologico Europeo di Milano (IEO) dove ho lavorato come volontaria per 12 anni. Mi sono anche occupata di giovani affetti da tossicodipendenza. Dal 1982 faccio parte di Amnesty e dal 1997 del Gruppo 004 di Milano. Lavoro nel servizio EDU che mi ha permesso di portare fra i bambini il messaggio di Amnesty, convinta che esso debba essere trasmesso al più presto possibile.

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