Siria: evacuazione fallita. La crisi umanitaria continua

NON regge, la tregua di Aleppo.

L’evacuazione umanitaria ripresa stamattina è già stata sospesa tra i tiri incrociati di artiglieria, con migliaia di persone ancora intrappolate nel conflitto.

La decisione di sospendere le operazioni sarebbe stata presa dalla Russia dopo l’attacco a uno dei convogli avvenuto, secondo la televisione siriana, a un check point in cui i ribelli avrebbero cercato di prendere ostaggi tra i soldati di guardia. Già iniziata e sospesa più volte in questi giorni, l’evacuazione riguarda sia i civili che i ribelli: questi ultimi sono autorizzati a lasciare Aleppo Est e a dirigersi verso le aree ancora contese nella regione di Idlib, ma a patto che portino con loro esclusivamente armi leggere.

Sebbene il conflitto ad Aleppo non abbia più margini di incertezza, e la conquista dell’intera città da parte dell’esercito siriano appoggiato dall’aviazione russa e dalle milizie sciite sia ormai imminente, la tensione resta altissima e l’emergenza umanitaria gravissima. Gli ospedali, avverte l’Organizzazione mondiale per la sanità, sono affollati all’inverosimile di persone con ferite anche gravissime alla testa; e continuano le accuse di gravi violazioni dei diritti umani per i civili e di crimini e atrocità verso i ribelli catturati.

Dall’alba di oggi sarebbero solo quattro i convogli che hanno lasciato Aleppo Est prima della sospensione dell’evacuazione. Secondo la televisione di stato siriana, ieri più di novemila persone hanno abbandonato la città: 3.475 uomini, 3.137 donne e 2.359 bambini. Tra questi anche 108 feriti. Numeri che la Croce rossa internazionale riduce però di metà, parlando di quattromila civili evacuati. Alcune migliaia – 2.300 secondo la tv siriana – sarebbero invece i ribelli fuggiti con le loro famiglie nella scorsa notte.

Sono 15mila le persone da mettere in salvo, e la priorità sarà data ai feriti, agli anziani, alle donne e ai bambini. Centodieci pullman sono stati inviati per gestire l’operazione.

Save the Children, attiva in loco per combattere a fianco dei bambini, cercando di salvaguardarne l’innocenza che dovrebbe accompagnare l’infanzia, ha pubblicato questo video, due anni dopo aver proposto il primo, per esplicitare che la situazione a distanza di tempo rimane drammatica.

Fonti: http://www.repubblica.it

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