Snowden, la democrazia passa dalla difesa della privacy

edward snowdenA poche ore dalla fine del suo mandato, Barack Obama non concede il perdono al whistleblower statunitense che ha svelato il sistema di spionaggio di massa della Nsa

Parlate al telefono, mandate una mail, postate una foto, condividete uno stato d’animo dal vostro account Facebook, cinguettate un pensiero su Twitter e poi surfate e risurfate su internet. Azioni quotidiane, banali, scontate, che producono migliaia di dati che messi tutti insieme raccontano le sfaccettature pubbliche e private di ognuno di noi e che a livelli diversi evocano la privacy, un concetto che, se pur codificato (e tutelato?) in leggi nazionali e internazionali, ha margini incerti che spesso sono gli stessi utenti di internet a valicare.

Se da una parte la privacy viene sbandierata e tenuta in ostaggio da chi si sente legittimato dalla convinzione che “a casa mia, faccio quello che voglio”, dall’altra si registra una mancanza di percezione (e forse di laico pudore) di cosa sia da condividere con il resto della rete e di cosa invece afferisca alla parte più intima di ognuno di noi.

In una situazione ambigua dove privato e politico, nazionale e sovranazionale, vengono agitati e usati per indebolire i diritti dei propri cittadini in nome della lotta al terrorismo, si inserisce il caso di Edward Snowden, l’informatico statunitense, ex dipendente dell’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (Nsa), che nel 2013 ha denunciato la sorveglianza di massa sistematica attuata dai governi statunitense e britannico.

Per le sue rivelazioni Snowden si trova esiliato in Russia, dove ha ottenuto asilo politico temporaneo, e su di lui pendono gravi accuse di spionaggio. Il suo futuro è più che mai incerto, l’appello che Amnesty International, insieme a tanti altri, ha rivolto a Barack Obama perché gli concedesse il perdono, non è stato raccolto.

Il mandato del 44° presidente degli Stati Uniti sta ormai volgendo al termine, il 10 gennaio il suo ultimo discorso pubblico a Chicago. Dopo inizierà l’era Donald Trump. Con lui in carica le possibilità per Snowden si azzerano. Trump lo considera un traditore e Mike Pompeo, nominato alla guida della Cia, è convinto che persone come lui meritino la pena di morte.

Tacciato di essere una spia al soldo di Mosca, Snowden resta convinto delle scelte fatte. Indipendentemente dalle conseguenze, la sua unica paura, come ha affermato nella sua prima intervista del 2013, è che dopo le sue rivelazioni nulla cambi, che le persone non siano capaci di alzarsi in piedi compatte per chiedere alla politica di prendere posizione contro meccanismi di controllo potenti e ramificati, quanto aleatori, il cui modus operandi e utilizzo minano non solo la libertà individuale ma la democrazia stessa.

UNITA snoden manningL’appello di Snowden per Chelsea Manning

Se Obama ha già deciso di non graziare Snowden, è proprio quest’ultimo ad appellarsi al presidente a favore di un altro whistleblower. In un tweet pubblicato poche ore dopo il discorso di Obama, Edward si è rivolto a Obama per chiedere di liberare Chelsea Manning, militare statunitense condannata a 35 anni di prigione per aver consegnato a WikiLeaks migliaia di documenti riservati che denunciavano l’uccisione di civili disarmati in Iraq da parte dell’esercito statunitense.

 

Micol Barba

 

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