“Solo perché non é successo qui, non significa che non sia successo”

In Siria, oltre 11 milioni di persone sono dovute fuggire dalle proprie case e 420mila vivono sotto assedio all’interno del Paese. Per sensibilizzare la popolazione europea sulle motivazioni che spingono i profughi siriani a fuggire dalla guerra, Save the Children ha realizzato in un sobborgo di Londra, nella contea del Serrey, un video candid-camera che rivela come i cittadini inglesi reagiscono alle violazioni dei diritti umani nel loro territorio. Le telecamere nascoste, spiega la Ong in una nota, documentano in modo diretto la reazione delle persone ad una serie di emergenze, inimmaginabili nel Regno Unito, ma attuali in Siria: i servizi di base sono temporaneamente sospesi, dando agli abitanti del Surrey l’impressione di non avere più accesso a cibo, scuola e servizi sanitari.

A non farcela sono i più poveri e gli anziani. Il cortometraggio, che ha usato attori professionisti per simulare l’emergenza, cattura in tempo reale le reazioni degli inglesi “nello scoprire che le scuole erano chiuse, gli scaffali nei negozi vuoti o un’ambulanza bloccata a un falso ‘check-point'”, sottolinea la nota di Save the Children. Scenari che ai cittadini del Surrey sono sembrati “inaccettabili”.  Quelli che provano a cercare aiuti nelle città sotto assedio rischiano la vita.

“L’Onu faccia sentire il suo peso per consentire gli aiuti”. “Nonostante la generosità della comunità internazionale – si esprime Neri, direttore di Save the Children Italia- le risorse per assistere milioni di rifugiati si stanno prosciugando e le famiglie sono costrette a tornare nelle zone di conflitto o a rischiare di annegare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Se il cittadino medio europeo non sopporta per un solo giorno di essere privato di cibo, servizi sanitari e scuola, perché dovrebbero farlo le famiglie siriane sotto le bombe da 3 anni?” Save the Children chiede che “gli aiuti possano raggiungere subito i 12 milioni di siriani disperati, inclusi circa 6 milioni di bambini: l’Onu deve utilizzare tutto il suo peso per negoziare la possibilità di accesso degli aiuti”. “Gli assedi devono avere fine insieme ai blocchi per gli aiuti umanitari – sottolinea Neri – le frontiere con i paesi confinati devono rimanere aperte e i paesi ricchi, in primis quelli europei, devono accogliere una quota maggiore di rifugiati in disperato bisogno di salvezza e futuro”, conclude.

Fonti: http://www.repubblica.it

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