Stefano Cucchi: una storia controversa e (apparentemente) senza fine

Rai: "In 1/2h"Il quotidiano La Repubblica l’ha eletta nel 2017 Donna dell’anno ma Ilaria Cucchi è una donna all’apparenza come tante: 44 anni, madre di due figli, un lavoro come amministratrice di condomini.
Quello che c’è di insolito in lei è la sua forza, la tenacia di chi sa di aver subito un danno grave, un dolore fortissimo che poteva essere evitato e chiede giustizia a quelle stesse istituzioni che l’hanno tradita. O meglio, che hanno tradito prima di tutto suo fratello: Stefano Cucchi.

Stefano Cucchi aveva 31 anni quando il 22 ottobre 2009 è morto nel reparto di Medicina Protetta dell’ospedale Pertini di Roma, dopo sei giorni dal suo arresto per droga.

Sei giorni in cui Stefano è stato nelle mani dello Stato. Sei giorni in cui la famiglia non ha potuto vedere Stefano se non per la breve durata dell’udienza per la convalida del fermo, a cui Stefano è giunto già i con segni evidenti di un pestaggio subito. Sei giorni. Dopo i quali la famiglia di Stefano ha ricevuto quella telefonata. Dopo i quali la sorella Ilaria si è recata in obitorio per il riconoscimento del cadavere e ha scattato quella foto terribile che ha fatto il giro dell’Italia e non solo, che è stata condivisa e commentata su migliaia di bacheche social, che ha portato all’indignazione di folle di persone. E meno male che c’è stata quella foto. Da lì è partito tutto.

Ilaria e la sua famiglia non hanno accettato né l’ipotesi della morte per droga, né quella della morte per epilessia né le altre ipotesi avanzate da chi ha eseguito l’autopsia sul corpo del ragazzo.

Sono andati avanti, non si sono arresi e nel marzo 2011 è iniziato il primo processo in cui è stato chiesto il rinvio a giudizio di 13 persone tra infermieri, medici e agenti di polizia penitenziaria.
Era chiaro, infatti, che se Stefano era ridotto in quelle condizioni e pesava solo 37 chili quando è morto, le responsabilità dovessero essere condivise tra tutti coloro che lo avevano avuto sotto la propria responsabilità in quegli ultimi, maledetti sei giorni della sua vita.

Nel 2014 tutti gli imputati sono però assolti per insufficienza di prove nel processo d’appello che segue la sentenza di primo grado.

La riapertura del processo e la condanna

Nel 2015 le ind++ Cucchi: mamma, 'sentenza assurda', sorella in lacrime ++agini sulla morte di Stefano vengono riaperte a seguito del ricorso presentato in Cassazione contro la sentenza di assoluzione del 2014 dalla famiglia Cucchi, e in particolare grazie all’impegno instancabile di Ilaria Cucchi, una donna tenace, che non molla, e che nel corso del 2016 sarà anche in prima fila per promuovere l’approvazione della legge sul reato di tortura in Italia con una petizione che raccoglie oltre 200mila firme.

Si arriva così nel 2017 al processo bis per la morte di Stefano Cucchi che vede coinvolti cinque carabinieri, tre dei quali furono proprio quelli che arrestarono Stefano.

Nel maggio 2018 durante l’udienza a cui è chiamato a testimoniare, l’appuntato scelto dei carabinieri Riccardo Casamassima dichiara: «Nell’ottobre 2009, il maresciallo Roberto Mandolini (accusato di falso e calunnia e a quel tempo a capo della stazione dove venne eseguito l’arresto di Cucchi, ndr) si è presentato in caserma: mi confidò che c’era stato un casino perché un giovane era stato massacrato di botte dai ragazzi, quando si riferì ai “ragazzi”, l’idea era che erano stati i militari che avevano proceduto all’arresto».

Maria Rosati, compagna di Casamassima, anche lei nell’arma e tra i principali testimoni del processo bis, ha confermato: «Mandolini disse che era successa una cosa brutta, un casino con un ragazzo che si chiama Cucchi, lo avevano massacrato», che stavano cercando «di scaricarlo, ma non se lo voleva prendere nessuno».

Mano a mano che i testimoni si avvicendano sul banco degli imputati, le cose iniziano a diventare più chiare, anche se restano ancora tanti dubbi aperti.

Stefano fu arrestato la notte del 15 ottobre del 2009 nel parco degli Acquedotti a Roma perché trovato in possesso di una ventina di grammi di hashish e di alcune pastiglie che vennero classificate come ecstasy. Fu perquisita la casa dei suoi genitori dove non venne trovato nulla e subito dopo l’udienza di convalida del fermo, avvenuta il giorno dopo, venne trasferito nel carcere di Regina Coeli. Da quel momento in poi, per i successivi sei giorni, fu trasferito in diverse strutture, fino al ricovero presso l’ospedale Pertini.

Il film e la nuova dichiarazione del carabiniere

A ottobre 2018 accade una cosa che ha un peso mediatico piuttosto rilevante, in grado di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso di Stefano: esce il film Sulla mia pelle di Alessio Cremonini che ricostruisce proprio gli ultimi sei giorni di vita di Stefano Cucchi. Tutta l’Italia lo vede, nei cinema, su Netflix, in streaming. E tutta l’Italia ne parla. Cucchi torna a essere un nome che risuona tra coloro che non si arrendono alle ingiustizie, che vorrebbero sapere, che vorrebbero la verità.

Ed ecco che l’11 ottobre, nel corso di un’udienza, emerge che Francesco Tedesco, uno dei carabinieri presenti la sera dell’arresto, ha rotto il silenzio su ciò che accadde a Stefano attraverso una deposizione che risale al giugno scorso, ma resa nota solo ora nel corso del dibattimento.

Tedesco racconta di “un’azione combinata”, di un calcio e una violenta spinta che fecero perdere a Stefano l’equilibrio “provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta” e poi ancora “uno schiaffo violento in volto” e “un forte calcio con la punta del piede”.

Questa la testimonianza con cui Tedesco ha fatto cadere il muro di silenzio sulla vicenda Cucchi. Cosa succede adesso? Il processo va avanti, altri due carabinieri sono stati iscritti nel registro degli indagati per aver falsificato i documenti relativi al caso. E Ilaria Cucchi continuerà a lottare, con ancora più forza, ora che la nebbia inizia a diradarsi.

Il generale Giovanni Nistri, comandante dell’Arma dei carabinieri, ha dichiarato che “forse si è aperto uno spiraglio di luce” e che “tutti i carabinieri sono stati sospesi e, nel momento in cui saranno accertate le responsabilità, l’Arma prenderà le decisioni che le competono”.

Ilaria Cucchi, tuttavia, ricevuta dallo stesso Nistri, ha dichiarato di non aver ricevuto scuse ma di aver solo ascoltato “sproloqui contro Casamassima, Rosati e Tedesco”. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, per prendere le difese di Nistri sostenendo che “non ha portato avanti alcun sproloquio e non ha manifestato nei confronti di nessuno pregiudizi punitivi”.

Ancora polemiche, dubbi e domande ruotano, dunque, attorno alla morte di Stefano Cucchi, in attesa di conoscere la verità. Tutta la verità.

 

a cura di Luisa Casanova Stua e La Redazione

immagini: ansa.it

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