Strike for Climate: il futuro è un diritto umano

I ghiacciai si sciolgono, il livello dei mari s’innalza, alluvioni e fenomeni erosivi colpiscono le regioni costiere del mondo, milioni di persone soffrono e muoiono. Aumenta la frequenza di forti precipitazioni, si innalza il rischio di inondazioni, la qualità dell’acqua si altera, milioni di persone si ammalano e muoiono. Perpetuano i grandi periodi di siccità, le risorse idriche diventano carenti, milioni di persone non si nutrono, non si idratano e muoiono. In questo senso, è indubbiamente chiaro che il cambiamento climatico è una questione di diritti umani.


È
iniziato tutto grazie a lei, Greta Thunberg, la piccola attivista svedese per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico, divenuta subito un’icona dell’istanza ambientalista sui social di tutto il mondo. Nota per le sue, inizialmente piccole, battaglie a Stoccolma con lo slogan “Skolstrejk för klimatet”, è oggi candidata al premio Nobel per la pace. Passo dopo passo, anche grazie a Greta, venerdì 15 marzo, tutti i continenti, più di 100 nazioni, 1700 città si sono affollati di persone, cartelloni e striscioni. TUTTI, in coro, si sono stretti in nome di un’unica richiesta: la tutela del nostro futuro. Dal Canada all’Australia, dal Messico all’India, dall’Asia all’Argentina, bambini, adolescenti, giovani e adulti non hanno esitato a urlare e sfilare per le strade e i centri delle città, mostrandosi sofferenti e allarmati per un problema planetario.

IMG_5548Oltre 140.000 persone, tra studenti e associazioni, hanno percorso le strade di Milano, dando vita al corteo più popoloso in Italia. Scuole e università vuote e in sciopero, segno di generazioni che non temono il confronto con la realtà, per quanto questa sia complessa. L’Italia e la Milano che piacciono, che emozionano, che rallegrano e rassicurano i cuori di chi sta già iniziando a temere di non essere più in tempo per un dietrofront. Ma i manifestanti di ieri non ci credono: “Siamo ancora in tempo, cambiamo il sistema” scrivono su alcuni cartelloni, “Il futuro è nostro e questa è l’unica casa che abbiamo” continuano su altri. Una richiesta esplicita e spudorata che parte dai più piccoli e si rivolge ai più grandi, ai governi e alle nazioni di tutto il mondo, nel tentativo di bloccare il suicidio, ormai già in corso, del nostro sistema.

IMG_5551Nessuna esagerazione, nessun allarme melodrammatico, siamo di fronte a una delle crisi ambientali più forti della storia. E se a causa del riscaldamento globale dovremo indossare il giubbotto di pelle a febbraio e ciò potrà non sembrarci una catastrofe, chi ne pagherà davvero le conseguenze saranno i più indifesi, i più esposti, i più discriminati e soprattutto i più piccoli. Gli eventi catastrofici causati dal cambiamento climatico non trovano solo effetto nella morte istantanea di milioni di persone. Nel lungo periodo causano anche un irreparabile danneggiamento della salute delle popolazioni, traumi psicologici di bambini senza genitori, disordine e alienazione di paesi che si ritrovano nel nulla senza nulla.

Gli storici contemporanei potrebbero proporci esempi innumerevoli, ma oggi i fatti sono chiari. Milano, l’Italia, non hanno bisogno di fatti o dimostrazioni. Il mondo ha bisogno di soluzioni chiare e concrete, per capire che direzione imboccare prima di continuare a sbagliare strada.

 

Rossella Savojardo

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